Il programma DPU

Diritto Penale e Uomo (DPU) –
Criminal Law and Human Condition

DPU – il blog si inserisce all’interno di un vasto progetto scientifico e culturale che ha preso vita dalla volontà di un gruppo di studiosi – giuristi e scienziati, italiani e stranieri – di guardare oltre la superficie delle cose e di mettere in discussione le fondamenta del diritto penale corrente.

Riportiamo in questa sezione del sito una breve presentazione del programma DPU, che, nato nell’aprile 2019 con l’omonima Rivista scientifica, si arricchisce e si completa oggi grazie all’avvio di DPU – il blog.

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Diritto Penale e Uomo (DPUCriminal Law and Human Condition è l’espressione di un ampio progetto culturale impegnato ad affrontare con determinazione e rigore scientifico le articolazioni di senso, i funzionamenti, gli effetti e le aporie del diritto penale nella società contemporanea.

Sempre più spesso, infatti, sembra che le parole del diritto e le decisioni che da esse derivano stiano perdendo il collegamento con l’essere umano, con la vita concreta, con la dimensione comunitaria e relazionale del vivere sociale, e che le scelte di politica criminale assunte negli ultimi decenni siano disancorate da una previa attenta analisi dei reali problemi della collettività umana.

È come se stessimo assistendo, come spettatori inattivi, a un progressivo sgretolamento delle fondamenta su cui poggia il sistema della giustizia penale e stessimo avvertendo, al tempo stesso, quanto questo sistema sia sempre più caratterizzato dal distanziamento tra il mondo dei fatti e il mondo dei significati e dall’aver perso di vista l’oggetto principale di suo interesse: l’uomo e il suo comportamento.

Ci si rende conto, in estrema sintesi, che il diritto penale è pericolosamente chiuso su se stesso; che esso, troppe volte, è arroccato in un ordine interpretativo che lo rende poco capace di costruire autentiche interlocuzioni con le persone, con i processi socio-culturali e con gli altri linguaggi scientifici; e, infine, che il diritto penale, se così caratterizzato, corre francamente il rischio di divenire, come già denunciato da numerosi intellettuali,mera espressione di puro esercizio di un potere autoritario.

Per evitare il collasso o l’autoreferenzialità, è quindi necessario acquisire una rinnovata prospettiva di analisi, interpretazione e critica del diritto penale vigente: partire dai dati dello iusconditum, ma rileggerli alla luce delle acquisizioni, degli stimoli, delle contaminazioni con le altre scienze, nel tentativo di riportare l’uomo al centro dell’attenzione, anche in sede di applicazione giurisprudenziale, e di sviluppare una proficua prospettiva di ricerca di nuove soluzioni de iure condendo.

Qui sta dunque il senso del progetto DPU: occorre mettere mano, testa e nuove risorse al servizio di una complessiva riconsiderazione e riassegnazione di senso al diritto penale (sostanziale e processuale) e al sistema sanzionatorio a esso connesso.

Ciò richiede, per forza di cose, di “uscire” allo scoperto, di lasciare il territorio autoreferenziale del tradizionale schema mentale strettamente tecnico-giuridico per aprire l’attenzione, l’ascolto e la sensibilità verso altri linguaggi e verso altre forme comunicative, proprie di altre discipline, che stanno manifestando (loro sì) una potente capacità di inedita significazione.

Il riferimento è alle differenziate scienze umane, alle analisi delle società digitalizzate, alle neuroscienze, alle discipline fisico-matematiche e alle metodiche logico-computazionali e, più in generale, a tutti gli studi teorici e applicati che stanno uscendo dalle formule stereotipate d’espressione, per porre interrogazioni all’altezza delle trasformazioni sociali, tecniche e finanche antropologiche irreversibilmente in atto.

Del resto, i risultati di conoscenza e i procedimenti scientifici che stanno riorganizzando la comprensione del mondo non sono da intendersi come “prodotti” di discipline ancillari al diritto penale che possano essere utilizzati, all’occorrenza, per sostenere, in modo posticcio, alcune affermazioni teoriche o per dimostrare, in sede processuale, alcuni aspetti probatori. Piuttosto, si è innanzi alla necessità, per il diritto penale, di aprirsi sempre più al confronto autentico con il pensiero scientifico e di interloquire a pari livello con altre discipline che si occupano, seppure con prospettive differenti, dell’uomo e della sua esistenza all’interno della società contemporanea, al fine di sostenere un piano proficuo di scambi conoscitivi con altri ordini discorsivi e argomentativi.

L’accesso alla pluralità dei linguaggi è un impegno squisitamente transdisciplinare che intende arginare le banalità assertive, la chiacchiera brillante o la loquace apparenza del “senso comune”. Gli intrecci tra differenti codici comunicativi, per non diventare una cacofonia inaudibile e insignificante devono però realizzarsi assicurando il dovuto rigore scientifico e semiotico.

Per questi motivi il progetto DPU intende promuovere, sostenere e praticare l’incontro costruttivo scientificamente fondato tra il diritto penale e le discipline extra-giuridiche, specialmente quelle che sono in grado di “aprire” il mondo della legge, ora chiuso asfitticamente su se stesso, al mondo vivente dell’uomo in rapidissima trasformazione,ma anche favorire la pratica auto-riflessiva del diritto penale.

In meno di un minuto, la sintesi del progetto editoriale
Diritto Penale e Uomo (DPU) – Criminal Law and Human Condition.

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