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L’analisi dei dati raccolti dal Dipartimento di Giustizia federale degli Stati Uniti

Secondo i risultati pubblicati in un recente report redatto da un centro di ricerca universitario dello Stato di New York, pare che il problema del fallimento del diritto penale nel perseguire le condotte illecite dei “colletti bianchi” non sia una prerogativa del solo sistema di giustizia italiano[1].

Con la differenza, tuttavia, che l’attenzione dedicata dagli studiosi d’oltreoceano al fenomeno e ai danni – economici  e sociali – causati dai white collar crimes sembrerebbe decisamente superiore di quanto non lo sia qui da noi, dove anche solo ottenere i dati necessari per comprendere quale effettivamente sia la reale portata del problema risulta il più delle volte un’impresa assai ardua[2].

Un esempio di questa attenzione è rappresentato dall’attività di ricerca svolta dal centro TRAC (Transactional Records Access Clearinghouse) dell’Università di Syracuse (New York), che da anni pubblica con cadenza regolare decine di report, gran parte dei quali liberamente consultabili sul web, con la sintesi dei dati più aggiornati riguardanti il funzionamento del sistema di giustizia federale degli Stati Uniti.

Nell’ambito delle attività del TRAC, i ricercatori dedicano una parte dei propri sforzi anche all’elaborazione e alla diffusione dei dati relativi ai procedimenti penali e alle condanne federali in materia di white collar crimes, a partire dalle informazioni ottenute direttamente dal Dipartimento di giustizia statunitense.

Così, dalla lettura del più recente report del TRAC, datato 3 marzo u.s. e significativamente intitolato “Corporate and White-Collar Prosecutions At All-Time Lows” (“Procedimenti giudiziari a carico di imprese e colletti bianchi ai minimi storici”) si apprende, tra le altre cose, che:

– il numero di procedimenti penali avviati a livello federale nei confronti dei colletti bianchi ha raggiunto nel gennaio 2020 il minimo storico da quando il TRAC ha iniziato la propria attività di monitoraggio, quasi 25 anni fa (era il 1986);

– sempre nel mese di gennaio 2020, sono stati indagati in tutto 359 soggetti per condotte classificate come “white-collar crimes”: l’8% in meno rispetto al gennaio dell’anno precedente e ben il 25% in meno rispetto allo stesso periodo di cinque anni fa;

– in generale, il numero di white collar criminals perseguiti annualmente è in costante decrescita dal 1996, con la sola eccezione del biennio 2010-2011, durante il governo Obama, in cui è stato raggiunto il picco dei 10.000 indagati all’anno;

sulla base dei dati attuali, il TRAC pronostica che, per la fine del 2020, il numero dei procedimenti totali avviati nel corso dell’anno potrà assestarsi attorno ai 5.175, ossia quasi la metà rispetto all’epoca del governo Obama;

– dei 359 soggetti indagati a gennaio 2020, quasi tutti erano persone fisiche: è infatti estremamente raro che i pubblici ministeri decidano di esercitare l’azione penale nei confronti delle società;

– con riguardo ai procedimenti a carico delle imprese, negli ultimi sedici anni, ossia dal 2004 (data dell’inizio del monitoraggio da parte del TRAC con riguardo alla responsabilità delle persone giuridiche per questi reati) a oggi, solo 1.300 enti giuridici sono stati indagati per condotte qualificate a livello federale come “white-collar crimes”. Nello stesso arco temporale, gli indagati persone fisiche sono state 124.402, con un rapporto di quasi uno a cento;

– più in generale, il TRAC ha registrato dal 2004 a oggi un tendenziale calo del numero di procedimenti avviati nei confronti delle imprese, con riguardo a tutte le fattispecie di reato.

 

Per leggere il report del TRAC, clicca qui.

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[1] Il tema è stato ampiamente discusso, con riguardo a quanto avviene nel nostro paese, nell’intervista con il Sostituto Procuratore di Torino Elisa Pazè, “Per alcuni è più semplice aprire il portafoglio e chiudere il processo”, in Diritto Penale e Uomo (DPU) – Criminal Law and Human Condition, 9 settembre 2020. Della stessa Autrice si veda anche I delitti dei colletti bianchi ai tempi del COVID 19, pubblicato sul Menabò n. 126/2020 edito dall’Associazione Etica ed Economia, il 7 maggio 2020, e ripubblicato su questo blog l’11 settembre 2020.

[2] Le statistiche diffuse dal Ministero della Giustizia e dall’ISTAT sul numero dei delitti denunciati nel tempo alle Autorità, o sulle tipologie di reato contestate ai detenuti presenti nelle carceri italiane risultano infatti troppo generiche (v., ad es., il riferimento a categorie di reato estremamente ampie come “contro la pubblica amministrazione”, o l’assenza di una specifica voce relativa ai reati fiscali o ambientali)  per permettere di individuare il numero effettivo di white collar crimes perpetrati nel tempo e dei relativi autori.

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