Credits to Unsplash.com

Secondo il Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale i numeri delle persone detenute nelle carceri italiane sono i seguenti: 54.767 quelle registrate, ma 53.992 quelle fisicamente presenti. L’accentuata differenza tra registrati e presenti è dovuta in larga parte al numero di licenze e permessi che il decreto-legge 137/2020 ha prorogato fino alla fine dell’anno.

Molto allarme circola in rete ed è ripreso anche dai media rispetto ai numeri del contagio in carcere. La preoccupazione non è senza motivo…

Infatti, in pochi giorni dei 190 Istituti penitenziari operativi il contagio ne ha toccati 75. Quelli con un numero di casi a due cifre sono 11, a cui si aggiungono i 2 hub milanesi, che costituiscono luogo di accoglienza e presa in carico anche di persone che provengono da Istituti limitrofi.

Sono 32 le persone detenute ospedalizzate e più di 600 quelle risultate positive a seguito di screening diffusi. Rispetto al numero di tamponi effettuati in questa nuova tornata di epidemia, il tasso di positività in carcere è alto (più del 15%), ma comunque in linea con quello del territorio nazionale. Accanto a questi numeri, vi è quello di 890 persone circa dell’Amministrazione penitenziaria che operano con diverse funzioni nel mondo della detenzione penale.

Per questi motivi, il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria ha emanato una circolare per definire «luoghi adeguati all’assegnazione delle tre tipologie di soggetti che devono necessariamente essere separate tra loro e dalla rimanente comunità penitenziaria».

Essi sono:

1. coloro che sono in isolamento precauzionale perché provenienti dall’esterno;

2. coloro che sono in isolamento perché venuti a contatto con persone positive al virus;

3. coloro che sono risultati positivi al virus, diversificando «ove possibile» gli asintomatici dai sintomatici.

La necessità di spazi e, quindi, della riduzione dei numeri complessivi emerge chiaramente anche da queste indicazioni.

 

La circolare individua, inoltre, due soglie di possibile estensione del contagio (al 2 percento delle persone complessivamente presenti in Istituto – perché vi operano o perché vi sono detenute – e al 5 percento) per ciascuna delle quali sono previste misure di specifica cautela rispetto all’igiene dei luoghi e alle attività che possono richiedere maggiore contatto tra le persone.

Deve restare fermo il principio che quella capacità, da più parti affermata, di convivere in modo consapevole con il rischio di contagio senza determinare automaticamente l’impossibilità di condurre una vita il possibile simile all’ordinarietà, deve riguardare tutte le realtà in cui la complessità sociale si esplicita, incluse quelle dove maggiore deve essere lo sforzo perché tale diversa normalità sia in grado di conciliare tutela della salute individuale, garanzia di non diffusione del contagio e tutela dei diritti fondamentali della persona.

***

A partire da queste informazioni e attorno a questi temi  riflettono Antonella Calcaterra (Avvocato del Foro di Milano) e Rita Bernardini (politica italiana, esponente del Partito Radicale), andando a) a verificare come il d.l. 28 ottobre 2020, n. 137 trova oggi concreta applicazione e non produce gli effetti desiderati e b) a ragionare sulle possibili correzioni che possono essere apportate al testo di legge.

_____________

 

Per accedere al video della conversazione, pubblicato sul blog L’Asterisco, che ringraziamo per la collaborazione, clicca qui.

Carceri in zona rossa. Il grido d’allarme di Rita Bernardini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Scrivi un commento