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Articolo di Francesco Provinciali.

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20 novembre: Giornata dei Diritti dell’infanzia

 

Le trame di tante brutte storie di violenza sulle donne scorrono agghiaccianti e quasi sovrapponibili.

Ma ci sono protagonisti altrettanto innocenti che restano nell’ombra, non sempre si parla di loro.

Perché ci sono le vittime e i carnefici, c’è Abele e c’è Caino ma poi ci sono i figli e i nipoti, i discendenti dell’una e dell’altro, ci sono minori che avevano un padre ed una madre ed ora sono rimasti orfani di entrambi, l’uno in carcere perché assassino e l’altra scomparsa perché annientata e uccisa.

Quando accade un fatto di cronaca nera ci si sofferma sui dettagli dell’episodio ma sovente ci si dimentica di considerare “chi resta“, spesso orfani privati improvvisamente di una famiglia, degli affetti quotidiani, in modo cruento.

Ci sono le vittime e i carnefici, c’è Abele e c’è Caino ma poi ci sono i figli e i nipoti, i discendenti dell’una e dell’altro, ci sono minori che avevano un padre ed una madre […], l’uno in carcere perché assassino e l’altra scomparsa perché annientata e uccisa

O se lo si fa non si va oltre la retorica di una umana considerazione appena accennata e destinata a scomparire nell’oblio. Restano esistenze affidate alla solidarietà di chi può o vuole occuparsene.

Purtroppo si tratta di casi in aumento, fino a costituire una sorta di fenomeno sociale.

I colpevolisti e gli innocentisti sono troppo impegnati nel cercare buone e sostenibili ragioni di difesa o di accusa per occuparsi di chi non ha voce o argomenti per esprimere il trauma di una nuova condizione esistenziale: spesso la schiera degli interlocutori si riduce al ristretto ambito familiare, certamente ai servizi sociali e alle istituzioni più sensibili ma il cammino della vita di queste creature conosce un brusco, doloroso cambio di direzione.

I colpevolisti e gli innocentisti sono troppo impegnati nel cercare buone e sostenibili ragioni di difesa o di accusa per occuparsi di chi non ha voce o argomenti per esprimere il trauma di una nuova condizione esistenziale

Quando assistono alle violenze domestiche, quando vivono e percepiscono situazioni emotive insostenibili, quando sono testimoni dei conflitti e degli scontri fisici tra i loro genitori, quando sanno della soccombenza delle loro madri picchiate, violate, stuprate e uccise, i minori sono il più delle volte soli ed essi stessi indifesi, vittime innocenti di tragedie che segneranno per sempre il loro destino.

Eppure queste sofferenze nascoste, queste ferite indelebili restano spesso sottotraccia nella narrazione delle storie di violenza familiare, nella descrizione dei fatti di cronaca nera, oppure minimamente accennate, come un inciso, un corollario, un’appendice.

Non esiste un titolo, una “prima pagina” per questi bambini, adolescenti o ragazzi che siano, eppure sono loro che – spenti i riflettori e nebulizzata l’eco della cronaca – dovranno farsi carico di un fardello insostenibile generato da una nuova, improvvisa condizione di soccombenza.

Nell’immediatezza del fatto sono solo sfiorati da un cenno di cronaca, restano ai margini della vicenda e questo per certi aspetti li mette al riparo dalla curiosità morbosa, nascosti, protetti: ma “dopo”, che ne sarà di loro? C’è da dire che neanche nella considerazione del dolore, nell’immedesimazione nei vissuti e nelle emozioni, questa società sa dare ai piccoli protagonisti di questi drammi umani la dovuta attenzione.

Non esiste un titolo, una “prima pagina” per questi bambini, adolescenti o ragazzi che siano, eppure sono loro che – spenti i riflettori e nebulizzata l’eco della cronaca – dovranno farsi carico di un fardello insostenibile generato da una nuova, improvvisa condizione di soccombenza

Molto più facile e intrigante ricostruire i moventi e dettagliare i gesti criminali – l’arma, la postura della vittima, gli aspetti più scabrosi – che occuparsi in qualche modo di aiutare, sostenere chi non riesce a capire, non può ancora farlo perché ciò che aveva e ciò che gli resta, ciò che può pensare, i dubbi, le paure, la solitudine, le angosce, i silenzi del suo cuore non sono (ancora) mediaticamente interessanti.

Sono altra cosa: storie ancora non scritte che restano oscurate dalla preponderanza di una cronaca che spesso, e non per pudore, tace di loro.

4 commenti

  1. finalmente un articolo interessante e un pensiero verso un argomento che non è mai, mai affrontato in nessuna tavola rotonda, in nessun approfondimento o telegiornale, forse perché non fa “notizia” ma in realtà è scottante e va all’origine del problema.
    Perché la CAUSA, spesso è quella. Noi siamo troppo concentrati sull’EFFETTO, che fa notizia. Il modo intelligente di affrontare quel problema è proprio questo usato qui e bisognerebbe dartre non solo voce ma eco ad articoli come questo.

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  2. Concordo con quanto scritto dal lettore G. P. Sono questi articoli intelligenti da leggere e far girare. Mi domando infatti come mai nei telegiornali e nei programmi dedicati alla politica e ai fatti di cronaca vengano invitate sempre le stesse persone : opinionisti e affabulatori di professione che litigano tra di loro senza essere capaci di entrare nel merito dei problemi o di arrivare a una qualunque conclusione logica che spieghi il senso delle cose di cui si discute.Dovrebbero invitare persone come l’autore di questo articolo capace di penetrare a fondo i problemi e di offrire analisi convincenti.

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  3. Grazie Dottor Francesco
    Provinciali per la semplicità espositiva di un problema complesso e di drammatica, grande attualità .I social affrontano, nel complesso beghe di e tra partiti,pur importanti ma inconsistenti,senza proposte.Questa analisi è lo specchio di una società malata da rinnovare ridando ai minori pieni diritti di cittadinanza.

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  4. Silenzi urlati, luci..dentro, inquietudini inascoltate. Bambini, adolescenti quasi invisibili. Uomini e Donne del domani, privati della possibilità di formarsi “serenamente” per scrivere le pagine della loro preziosa vita, e non quelle di cronaca. Gravissimo problema che mina la personalità dei più piccoli, spesso in modo irreversibile. Uno scritto “forte” quello del Prof. Provinciali, come è nel Suo stile, che suscita rabbia e senso d’impotenza che si avvicina alla commozione. Un fenomeno sociale, come scrive, entrato nella Società sempre più tecnologica e circolare, dove spesso “sfugge” il valore della persona. Un tema urgente che dovrebbe essere trattato con tutti gli appoggi e i mezzi possibili, da persone illuminate, come lo è appunto il prof. Provinciali, data la sua lunga esperienza presso il Tribunale dei minori di Milano. Un valore inestimabile. Un’immenso grazie al Prof. Francesco Provinciali, e alla Vostra rivista.

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