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La Giunta del Senato si riunisce per discutere di un possibile "scudo" contro le denunce per gli insulti postati dai senatori sui social

Come già accaduto durante i primi mesi di emergenza Covid, si torna anche oggi a discutere di scudo (anche) penale.

Stavolta, però, non c’entrano i medici, le strutture ospedaliere o la responsabilità sanitaria: il centro della scena è infatti occupato dai senatori e dall’abitudine di alcuni di loro a «sproloquiare sui social»[1], con toni spesso tutt’altro che lusinghieri, nei confronti di terzi.

Anche il Senato, però le denunce «fanno paura»[2].

Pertanto, nella serata di oggi, mercoledì 11 novembre, si riunirà la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari del Senato allo scopo di discutere di una possibile estensione della portata dello “scudo” dell’insindacabilità parlamentare garantito dall’art. 68 Cost.; portata che, secondo alcuni Onorevoli, risulterebbe oggi troppo limitata.

È quanto si legge nell’articolo pubblicato su Il Fatto Quotidiano da Ilaria Proietti, la quale ricorda, infatti, che l’operatività dello “scudo” in questione è subordinata alla condizione che «le dichiarazioni rese fuori dall’aula (extra moenia) dal parlamentare abbiano un nesso funzionale con l’esercizio dei suoi compiti. Paletti stretti, per questo c’è chi vuole allargarli», in particolare al fine di assicurare la piena immunità ai senatori che sono soliti «pugnare, non esattamente a colpi di fioretto»[3], sui social network.

La Giunta parlamentare, si legge ancora su Il Fatto, sarà presieduta da Maurizio Gasparri, presidente del gruppo Forza Italia al Senato e «re delle invettive al vetriolo» scagliate sulle piattaforme social: tra le persone prese di mira si ricordano, nel 2015, le due cooperanti italiane Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, rapite e trattenute per mesi in Siria[4]; Fabio Fazio, definito nel 2017 “verme” per avere invitato come ospite della sua trasmissione Roberto Saviano (“pregiudicato”)[5]; da ultimo, il magistrato di sorveglianza di Milano Rosanna Calzolari («Cosa aspetta il Csm per radiarla dalla magistratura? Chiedo pubblicamente che la cacci su due piedi»)[6]. E con loro numerosi altri, sistematicamente attaccati dal senatore specialmente sul suo profilo Twitter[7].

«Ora in Giunta il problema di quanto ci si possa allargare sui social senza rischiare di pagare pegno è molto sentito: un fronte ampio è al lavoro per allargare le maglie dell’articolo 68», scrive Proietti per Il Fatto.

Occorrerà attendere la decisione della Giunta per sapere se quel fronte sarà sufficientemente ampio e quanto forte, invece, sapranno risuonare le voci contrarie.

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[1] I. Poletti, Ecco un nuovo scudo. Gli onorevoli vogliono diventare intoccabili, in Il Fatto Quotidiano, 10 novembre 2020.

[2] Ibidem.

[3] Ibidem.

[4] Greta e Vanessa, Maurizio Gasparri su Twitter: “Sesso consenziente con i guerriglieri? E noi paghiamo”, in The Huffington Post, 18 gennaio 2015.

[5] C. Cennamo, Lite dopo la puntata di «Che tempo che fa», Saviano querela Gasparri: «E donerò il risarcimento alle Ong», in Il Mattino, 9 ottobre 2017;

[6] Coronavirus: Gasparri, ‘scarcerazioni pericolosi detenuti, Csm cacci giudici’, in Il Tempo, 26 aprile 2020.

[7] M. Grandi, La storia del peggior account Twitter italiano. Quello di Maurizio Gasparri, in Wired, 19 gennaio 2015.

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