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28 settembre 2020

 

Stop Hate for Profit è il nome della campagna lanciata alla fine dello scorso giugno da alcuni gruppi di militanti e avvocati, con il supporto della società alle spalle del browser Mozilla, allo scopo di contrastare la diffusione dell’odio, del fanatismo, del razzismo, dell’antisemitismo e della disinformazione tramite social network.

Al centro del mirino di Stop Hate for Profit c’è il colosso del web Facebook, nei confronti del quale migliaia di aziende ed enti no profit hanno deciso di sospendere i propri investimenti in adverstising.

Accomunati dalla convinzione che l’impresa di Mark Zuckerberg non si sia mai dotata di una policy adeguata ed efficace contro odio e violenza, un esercito di oltre 1.200 associazioni e imprese (tra cui The North Face, Coca-Cola, Unilever, Verizon, Starbucks, Patagonia, ecc.), hanno dato il via a un vero e proprio boicottaggio per quanto riguarda le inserzioni pubblicitarie su Facebook, che rappresentano da sempre la principale fonte di introiti per il social web.

Oltre 1.200 associazioni e imprese (tra cui The North Face, Coca-Cola, Unilever, Verizon, Starbucks, Patagonia, ecc.) hanno dato il via a un vero e proprio boicottaggio per quanto riguarda le inserzioni pubblicitarie su Facebook

«Che cosa faresti con 70 miliardi di dollari? Noi sappiamo che cosa ha fatto Facebook. Ha consentito l’incitamento alla violenza contro coloro che, negli Stati Uniti, si sono battuti in favore della giustizia razziale sulla scia delle vicende di George Floyd, Breonna Taylor, Tony McDade, Ahmaud Arbery, Rayshard Brooks e molti altri.

Facebook potrebbe impegnare per la tutela il sostegno dei propri utenti neri? Potrebbe etichettare come “odio” la negazione dell’olocausto […]? Certo che potrebbe. Ma sta attivamente scegliendo di non farlo […].

Il 99% dei 70 miliardi di dollari di Facebook proviene dalla pubblicità.

Da che parte staranno gli inserzionisti?

Oggi chiediamo a tutte le imprese di essere solidali nei confronti dei valori più profondamente radicati nella società Americana, la libertà, l’uguaglianza e la giustizia, e di bloccare le proprie pubblicità su Facebook per tutto il mese di luglio»[1].

Facebook potrebbe impegnare per la tutela il sostegno dei propri utenti neri? Potrebbe etichettare come “odio” la negazione dell’Olocausto? Certo che potrebbe. Ma sta attivamente scegliendo di non farlo

Questo, però, non è che l’inizio, spiegano i promotori del movimento: «questa campagna non avrà termine fino a che Facebook non realizzerà quei ragionevoli cambiamenti che la società vuole»[2].

Dopo l’estate, infatti, gli aderenti alla campagna hanno partecipato alla September Week of Action (dal 14 al 18 settembre scorsi), diffondendo ogni giorno sui social media messaggi preciso finalizzati a sensibilizzare il pubblico del web su due problemi centrali che Facebook sta drammaticamente contribuendo ad ampliare nella nostra società: da un lato, il razzismo, la violenza e l’odio e, dall’altro, la disinformazione politica ed elettorale.

Anche a questa iniziativa hanno presso parte migliaia di persone, comprese diverse influencer e celebrità di Holliwood, e i messaggi pubblicati con hashtag #StopHateForProfit” in quella settimana hanno raggiunto oltre un  miliardo di utenti.

E ora?

«Mark Zuckerberg, a te la mossa»[3].

 

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[1] Estratto, da noi tradotto, dell’articolo pubblicato su LA Times il 17 giugno 2020 («What would you do with $70 billion? We know what Facebook did. They allowed incitement to violence against protesters fighting for racial justice in America in the wake of George Floyd, Breonna Taylor, Tony McDade, Ahmaud Arbery, Rayshard Brooks and so many others. Could they protect and support Black users? Could they call out Holocaust denial as hate […]? They absolutely could. But they are actively choosing not to do so […].

99% of Facebook’s $70 billion is made through advertising. Who will advertisers stand with? Today, we are asking all businesses to stand in solidarity with our most deeply held American values of freedom, equality and justice and not advertise on Facebook’s services in July»).

[2] Dalla home page del sito web del movimento («This movement will not go away until Facebook makes the reasonable changes that society wants»).

[3] Dal comunicato di Stop Hate for Profit del 30 luglio u.s. («Mark Zuckerberg, the ball is in your court»).

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