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Di asini che volano e condanne che fioccano

Articolo di Vincenzo Giglio.

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La terza sezione penale della Corte di cassazione ha emesso la sentenza n. 16458/2020 affermando che le conclusioni dei consulenti del PM:

«Devono ritenersi assistite da una sostanziale priorità rispetto a quelle tratte dal consulente tecnico della difesa»

Premesso il doveroso ossequio per questo impegnativo principio di diritto, si è provato a immaginare quali saranno i suoi effetti nelle prassi giurisdizionali.

Ecco un possibile esempio.

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Presidente – Signori, buongiorno. Diamo inizio al processo nei confronti del signor Alfred Dreyfus. Cancelliere, annoti che l’imputato è presente ed è difeso di fiducia dall’avvocato Marco Tullio Cicerone, del foro di Roma, anch’egli presente. Ci sono questioni preliminari? No? Bene, diamo per letto il capo di imputazione, ricordando ad ogni buon fine che il signor Dreyfus è accusato del delitto di evasione, aggravato in quanto commesso con abuso di autorità e di coabitazione. È aperto il dibattimento. La parola alle parti per le richieste di prova. PM, la prego.

PM – Grazie, signor presidente; chiedo l’ammissione di un’unica teste, precisamente la signora Sibilla Cumana, e anticipo fin d’ora, in esito al suo esame, la richiesta di acquisizione della relazione contenente gli esiti della sua attività consulenziale.

Presidente – Tocca a lei, avvocato, la ascoltiamo.

Avvocato – Grazie, signor presidente; chiedo l’ammissione del professore Leonardo da Vinci, anch’egli presente, e anch’io anticipo la richiesta di acquisizione agli atti della sua relazione dopo che si sarà sottoposto all’esame.

Presidente – Grazie anche a lei, avvocato. Il tribunale ammette le prove richieste dalle parti. Ufficiale giudiziario, accompagni al banco la signora Cumana. PM, può senz’altro iniziare il suo esame.

PM – grazie, presidente. Chiedo alla signora di chiarire preliminarmente che tipo di accertamento le sia stato chiesto dal mio ufficio.

Sibilla Cumana – Certo. Mi è stato chiesto di accertare se esistano specie asinine capaci di volare e se, in caso di risposta positiva, l’asino appartenente al signor Dreyfus appartenga a una di tali specie. Mi è stato chiesto infine, nel caso in cui anche il secondo accertamento avesse dato esito positivo, di effettuare io stessa una prova di volo alla guida del predetto animale.

PM – Bene, è stata chiarissima. Vuole adesso descrivere le caratteristiche dell’asino appartenente al signor Dreyfuss? Ma prima ancora, vuole spiegare al giudice quale sia la sua specializzazione professionale?

Sibilla Cumana – Dell’asino?

PM – Ma no, le sue.

Sibilla Cumana – Mi scusi, non avevo compreso. Sono iscritta all’albo delle chiaroveggenti e sono specializzata in responsi e vaticini.

PM – Chiarisca adesso perché la sua qualifica e la sua specializzazione la rendono capace di condurre l’accertamento chiesto dal mio ufficio.

Sibilla Cumana – È molto semplice. L’iscrizione all’albo delle chiaroveggenti abilita a tutto, noi sappiamo tutto e ci intendiamo di tutto.

PM – Ottimo. Torniamo adesso all’asino del Sig. Dreyfus. Può descriverne le caratteristiche salienti?

Sibilla Cumana – Non mi risultano dettagli degni di nota nel signor Dreyfus, tanto meno di tale natura da meritargli la qualifica di asino.

PM – Scusi me, non sono stato abbastanza chiaro. Intendevo riferirmi all’animale oggetto della consulenza.

Sibilla Cumana – Adesso ho capito. È un asino sardo, maschio, di 11 anni, di corporatura e colore corrispondente allo standard della sua razza. Nessuna anomalia comportamentale, nessuna malattia in atto, abile alla riproduzione. Se può interessare, risponde al nome di Don Giovanni.

PM – Un asino sardo, quindi. Entro adesso nel vivo del processo e le chiedo se gli asini sardi siano capaci di volare e se, in ipotesi, siano soliti farlo. Prego, dottoressa Cumana.

Sibilla Cumana – No, signor PM, gli asini sardi non sanno volare. È risaputo che gli uccelli, specie volatile per eccellenza, hanno ossa cave e leggere, sono dotati di un muscolo pettorale potente e di un efficiente sistema respiratorio. Sono le ali, tuttavia, il fattore decisivo. Gli uccelli le battono verso il basso e così facendo producono una spinta in avanti grazie alla quale possono sollevarsi. Una volta giunti in aria, gli uccelli, variando la forza della spinta e l’assetto delle ali, sono in grado di determinare la direzione e la velocità di volo. Altrettanto importanti sono le piume che coprono le ali e la coda. Grazie alle piume, gli uccelli possono variare opportunamente l’assetto di volo. L’asino sardo non possiede nessuna di queste caratteristiche fisiche e quindi non può volare.

PM – È stata chiarissima. Possiamo quindi concludere che l’asino denominato Don Giovanni, in quanto appartenente alla specie sarda, è incapace di volare?

Sibilla Cumana – No, signor PM. Don Giovanni, pur essendo un asino sardo, è perfettamente capace di volare.

PM – Qualcosa mi sfugge. Può spiegare questa apparente contraddizione?

Sibilla Cumana – Certo. Dopo essere stata da lei autorizzata, mi sono recata nella struttura che ospita l’animale. Mi sono avvicinata a lui, ho osservato e annotato le sue caratteristiche fisiche esterne. Non sono emerse, a questo primo esame, differenze di alcun genere rispetto allo standard proprio della razza. Mentre prendevo appunti sul mio taccuino, l’asino mi ha fissato intensamente e ha detto – «a rimbambita, a caciottara».

PM – Scusi l’interruzione, dottoressa, non sono sicuro di aver capito bene. Lei sta dicendo che Don Giovanni le ha parlato?

Sibilla Cumana – Sì, signor PM, ha capito benissimo. Don Giovanni ha parlato, eccome se lo ha fatto. All’inizio, per la verità, in modo ben poco urbano. Si è espresso solo in dialetto romanesco e – cosa che mi ha ferito molto – ha ripetutamente alluso alla mia età avanzata, arrivando perfino a dubitare delle mie capacità mentali. Non ripeto poi, per senso del decoro e per il dovuto rispetto alla Corte, le espressioni sboccate di cui è capace quell’essere. È stato faticoso, mi consenta di dirlo.

PM – Prendo atto della sua risposta e ricordo a me stesso che il consulente del PM è pubblico ufficiale e le sue dichiarazioni godono di fede privilegiata. Per di più, la dottoressa Cumana ha un’indiscussa autorevolezza nel suo campo che, come lei stessa ha spiegato, comprende a cascata tutti i campi. Fatta questa doverosa premessa, riprendo l’esame, signor presidente, e chiedo alla consulente se e in che modo la conversazione con Don Giovanni sia stata rilevante per l’oggetto dell’accertamento.

Sibilla Cumana – È stata addirittura decisiva, signor PM. Facendo forza su me stessa e mettendo a frutto le mie competenze linguistiche, ho iniziato uno scambio comunicativo con Don Giovanni nel suo stesso dialetto. L’espediente ha funzionato e il soggetto osservato ha abbandonato la precedente ostilità. Si è creata una corrente empatica, se così posso definirla. Don Giovanni ha a quel punto evidenziato un ricco tessuto emotivo e un solido attaccamento ai valori familiari. Mi ha raccontato in dettaglio il suo vissuto e ho potuto apprendere delle sue origini catalane dal lato materno. Poi, improvvisamente, come se fosse caduta una barriera, mi ha rivelato il suo segreto: dall’origine dei tempi tutti gli esemplari maschi della sua stirpe, per un’anomalia genetica, dispongono di due alloggiamenti a forma di tasca sui fianchi dai quali, per effetto di un semplice impulso mentale, possono fare fuoriuscire ali robuste della lunghezza di circa due metri e dieci. Questa particolare conformazione consente a Don Giovanni di volare.

PM – Sono molto colpito, dottoressa, e confesso un certo smarrimento. Le rivelazioni di Don Giovanni aprono nuove e inimmaginabili frontiere per la scienza ma qui dobbiamo solo attenerci al nostro compito di servitori della verità e della giustizia, unici fari del nostro agire. Riprendo quindi l’esame. Cosa ha fatto dopo avere appreso le circostanze che ha appena riferito?

Sibilla Cumana – Ho fatto quello che era mio dovere fare come scienziata e consulente. Ho verificato empiricamente. Per farlo, ho chiesto a Don Giovanni se fosse disposto a fare un volo di prova. Mi ha testualmente risposto: «Pupa, nun pensà de famme na sola. Se c’è da buscà ce voglio stà pure io». Ammetto di averlo assecondato strumentalmente, lasciando intravedere possibili guadagni, ma non potevo rischiare un ritorno di ostilità.

PM – Prosegua dottoressa. Cosa avvenne dopo?

Sibilla Cumana – È avvenuto esattamente quello che mi aveva promesso. Mi ha fatto salire in groppa, dai suoi fianchi come per magia sono spuntate due grandi ali, le ha spiegate, ha cominciato a sbatterle e dopo pochi secondi ci siamo trovati in aria. Il volo è durato circa venti minuti. Don Giovanni ha mostrato grande perizia e in nessuna occasione ho avuto la sensazione di essere in pericolo. L’atterraggio, come il decollo, è avvenuto in condizioni di assoluta sicurezza.

PM – E poi?

Sibilla Cumana – E poi ci siamo salutati garbatamente, ho ringraziato Don Giovanni per la sua affabilità e sono andata via.

PM – C’è altro di utile, dottoressa, che può riferirci?

Sibilla Cumana – Non sono certa che si tratti di un dato pertinente, non essendo riferibile ai quesiti che mi sono stati posti. Segnalo comunque che dopo il nostro incontro, Don Giovanni e io siamo rimasti in contatto e scambiamo mail quasi quotidianamente.

PM – Dobbiamo dunque concludere, dottoressa, che Don Giovanni sa anche scrivere e comunicare digitalmente?

Sibilla Cumana – Sì, senza alcun dubbio.

PM – Ho concluso il mio esame, signor presidente.

Presidente – Bene, la difesa può iniziare il controesame.

Avvocato – La ringrazio, signor presidente. Non ho nessuna domanda da porre, in realtà, perché l’unica arma contro la follia è riconoscerla come tale. Ma sono un essere umano anch’io e, cedendo per un attimo al clima irrazionale che ha fin qui caratterizzato l’udienza, chiedo come è mio diritto la citazione della pretesa fonte primaria delle rivelazioni dell’altrettanto presunta scienziata. Chiedo quindi, in applicazione del disposto dell’art. 195, comma 1, c.p.p., la citazione dell’asino Don Giovanni.

Presidente – Cosa dice il PM?

PM – Mi oppongo con la massima fermezza, signor presidente.

Presidente – La sua richiesta è respinta, avvocato Cicerone. Come tramandato dalla più perspicua giurisprudenza e dalla più avveduta dottrina, è impossibile attribuire a un asino la qualifica di essere umano implicata dal termine “persona” impiegato nella formulazione letterale della norma da lei citata.

Avvocato – Mi inchino alla sua decisione. Constato tuttavia, senza che debba dispiacersene, signor presidente, che, se un asino non può essere definito un essere umano, esistono per contro molti esseri umani che possono essere definiti asini. 

Presidente – Non ho ben colto il significato di questa sua asserzione, avvocato, ma la decisione è presa e il giudizio deve proseguire. Ufficiale giudiziario, accompagni al banco il professore da Vinci.

Avvocato – Grazie, signor presidente. Poche domande basteranno. Esiste anche una minima possibilità che un asino voli?

Leonardo da Vinci – Chi poco pensa molto erra.

Avvocato – Può essere più chiaro, professore?

Leonardo da Vinci – Val più una piccola verità che una grande bugia.

Avvocato – Lei sta affermando che le dichiarazioni della consulente del PM non sono veritiere?

Leonardo da Vinci – Chi non può quel che vuol, quel che può voglia.

Avvocato – Dunque, la dottoressa Cumana non era qualificata per l’accertamento che le è stato chiesto?

Leonardo da Vinci O studianti, studiate le matematiche, e non edificate sanza fondamenti.

Avvocato – La ringrazio, professore, non ho altre domande.

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 Epilogo – il signore Dreyfus è stato condannato per essere evaso dagli arresti domiciliari in groppa a un asino volante; il tribunale ha ritenuto inoltre sussistente l’aggravante dell’abuso di autorità e di coabitazione essendo stata accertata l’esistenza di un indiscutibile rapporto gerarchico tra l’imputato e l’asino che con lui conviveva.

La sentenza di condanna è stata confermata in appello ed è divenuta definitiva dopo il rigetto del ricorso per cassazione.

Il signor Dreyfus sta scontando la pena nel carcere di Rebibbia ma c’è chi giura di averlo visto sorvolare il cupolone in groppa a un magnifico asino sardo.

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Scarica qui la sentenza della Corte di cassazione, n. 16458/2020.

 

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