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La denuncia della Global Commission on Drug Policy

Nel suo ultimo report, pubblicato nel maggio di quest’anno, la Global Commission on Drug Policy (organizzazione internazionale nata nel 2011) analizza il panorama attuale dell’applicazione delle leggi sulla droga nel mondo e torna a puntare il dito contro le politiche proibizioniste, denunciandone le gravissime ripercussioni sulla società, a livello di salute pubblica, funzionamento della giustizia, garanzia dei diritti fondamentali e lotta alla criminalità organizzata.

«Dal 2011, abbiamo sostenuto in ogni occasione – nel dialogo con i responsabili politici a diversi livelli, con i media e tramite i nostri report – la necessità di smettere di perseguire penalmente coloro che fanno uso di droghe e abbiamo promosso l’adozione di strumenti alternativi alla pena per i soggetti non violenti coinvolti in traffici illegali di lieve entità.

Ci siamo espressi con forza sull’opportunità di orientare le azioni di contrasto principalmente nei confronti degli attori più pericolosi e più tutelati del mercato illegale, coloro i quali beneficiano direttamente dall’attuale regime proibizionista, e che si trovano in una posizione di vantaggio dinanzi al sistema repressivo, grazie al loro accesso al denaro, alla conoscenza e all’assistenza legale.

Così come siamo convinti che la repressione sia dannosa per i deboli, crediamo anche che sia necessaria per combattere le organizzazioni criminali violente che conseguono enormi profitti e controllano un mercato illegale il quale genera, secondo le stime, diversi miliardi di dollari USA all’anno […].

Gli Stati devono prendere atto delle conseguenze negative delle politiche legislative repressive in materia di droghe e devono riconoscere che il proibizionismo dà origine e rafforza le organizzazioni criminali […].

Così come siamo convinti che la repressione sia dannosa per i deboli, crediamo anche che sia necessaria per combattere le organizzazioni criminali violente che conseguono enormi profitti e controllano un mercato illegale il quale genera, secondo le stime, diversi miliardi di dollari USA all’anno

Concentrando le strategie di contrasto alle droghe contro la microcriminalità e i consumatori di sostanze, le nazioni hanno finito con l’aggravare i danni alla salute pubblica, hanno dato luogo a violazioni dei diritti umani, hanno intasato i sistemi della giustizia penale e hanno utilizzato risorse preziose che sarebbero potute essere impiegate per la lotta ai più potenti gruppi della criminalità organizzata […].

Queste gravi ripercussioni delle politiche proibizioniste, dall’indebolimento del tessuto sociale e delle istituzioni statali, al sovraffollamento carcerario, offrono terreno fertile alla criminalità organizzata per il potenziamento delle proprie attività, per il reclutamento di coloro che si trovano in gravi difficoltà economiche e per la corruzione dei funzionari pubblici»[1].

Concentrando le strategie di contrasto alle droghe contro la microcriminalità e i consumatori di sostanze, le nazioni hanno finito con l’aggravare i danni alla salute pubblica, hanno dato luogo a violazioni dei diritti umani, hanno intasato i sistemi della giustizia penale e hanno utilizzato risorse preziose che sarebbero potute essere impiegate per la lotta ai più potenti gruppi della criminalità organizzata

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Le parole della Global Commission sono state riprese da numerosi enti e associazioni di tutto il mondo impegnati nella lotta al proibizionismo, tra cui anche la campagna italiana per la legalizzazione della cannabis e la decriminalizzazione dell’uso delle altre sostanze Megliolegale.

Megliolegale, infatti, allo scopo di portare all’attenzione dei vertici della politica i problemi derivanti dal proibizionismo e avviare un serio dibattito sulla legalizzazione della cannabis, ha recentemente lanciato un appello al Presidente del Consiglio dei Ministri Conte.

L’appello, del quale riportiamo di seguito una parte del testo, può essere letto integralmente e sottoscritto a questo indirizzo.

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«Signor Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte

La crisi economica causata dall’emergenza Coronavirus richiede risposte strutturali: per questo crediamo sia il momento che il tema della legalizzazione venga affrontato in modo serio e responsabile. E considerato per quello che è: un’opportunità di creare nuove imprese e posti di lavoro, e di sottrarre potere economico alle mafie.

Secondo la Direzione nazionale antimafia il mercato delle droghe in Italia vale 30 miliardi all’anno. Profitti che ogni anno vengono riciclati in buona parte in attività economiche legali. I narcotrafficanti sono già oggi tra i maggiori azionisti dell’economia lecita che opera alla luce del sole. Il rischio è quello di ritrovarci in un sistema nel quale i beni e i servizi che acquisteremo, i supermercati dove andremo ogni giorno, i ristoranti in cui ceneremo, il lavoro che avremo, saranno in larga parte forniti dall’emanazione di associazioni criminali.

Crediamo sia il momento che il tema della legalizzazione venga affrontato in modo serio e responsabile. E considerato per quello che è: un’opportunità di creare nuove imprese e posti di lavoro, e di sottrarre potere economico alle mafie

La cannabis è la sostanza stupefacente meno pericolosa, e il suo uso massivo – sono almeno 6 milioni gli italiani che la consumano – è paragonabile ad alcol e tabacco. Regolamentare la produzione, vendita e consumo di questa sostanza sarebbe un atto di buonsenso che gioverebbe notevolmente alla nostra economia.

La legalizzazione porterebbe nelle casse dello Stato fino a 7,5 miliardi di euro all’anno, tra gettito fiscale e imposte sul reddito degli addetti al settore. E creerebbe fino 350mila nuovi posti di lavoro, tra lavoratori stagionali e personale addetto alla vendita. A queste cifre vanno aggiunti, infine, i risparmi che lo Stato ricaverebbe dalla repressione: circa 600 milioni all’anno tra spese per forze di polizia, processi e carceri […].

La legalizzazione porterebbe nelle casse dello Stato fino a 7,5 miliardi di euro all’anno, tra gettito fiscale e imposte sul reddito degli addetti al settore. E creerebbe fino 350mila nuovi posti di lavoro

Chiediamo dunque a Lei, Presidente che il tema della legalizzazione venga messo all’ordine del giorno nel dibattito sulla ripartenza economica dell’Italia».

 

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[1] The Global Commission on Drug Policy, Enforcement of drug laws: refocusing on organized crime elites, 2020, pp. 4-6 («Since 2011, we have advocated at every opportunity – with policy makers at different levels, in the media and in our reports – for the decriminalization of people who use drugs and for alternatives to punishment for low-level nonviolent stakeholders of the illegal market. We have, with as much energy, advocated for focusing enforcement efforts primarily on the most dangerous and most protected actors of the illegal market, those who directly benefit from the current prohibition paradigm, and who are advantaged in front of the repressive system thanks to their access to wealth, knowledge and legal services. While we believe repression is harmful to the weak, we believe it necessary to confront violent and highly profitable criminal organizations that control an illegal market evaluated at several billions of US dollars annually […]. States must acknowledge the negative consequences of repressive law enforcement approaches to drug policies and recognize that prohibition forges and strengthens criminal organizations […]. By focusing repressive drug policies on low-level offenders and people who use drugs, states have aggravated harms to public health, generated human rights violations, overwhelmed criminal justice systems, and used valuable resources that should have targeted the most serious organized crime groups […].. These far-reaching impacts of prohibition, from the weakening of the social fabric and vulnerable state institutions to prison overcrowding, offer organized crime fertile ground to develop its activities, recruit those with few economic alternatives, and to corrupt officials»).

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