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Estratto dell’articolo di Nando dalla Chiesa, La peste del linguaggio. Quando il detenuto diventa una “persona privata della libertà”, in Il Fatto Quotidiano, 7 settembre 2020, ripubblicato lo stesso giorno da Ristretti Orizzonti.

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Ma benedetti figli, non ce l’hanno un linguista?

[…] Parlando dello scandalo primaverile delle cinquecento scarcerazioni in massa di boss e trafficanti, il notiziario ha nominato un “Garante delle persone private della libertà”. Che una volta era prima di tutto Garante dei detenuti.

I quali, a quanto pare, annoverano ora tra i loro diritti quello di non essere più chiamati tali. Una nuova, classica operazione di travestimento semantico […].

Che cosa vuole dire “persone private della libertà”? Si rendono conto gli sprovveduti di quel che scrivono? Purtroppo non c’è più un Calvino che deplori, quando arriva, “la peste del linguaggio”

[…] A essere privati della libertà non ci sono solo i detenuti, che ogni persona assennata continuerà a chiamare tecnicamente, e senza intenti offensivi, “detenuti”. Ma ci sono altre numerose schiere di persone […]

Già immagino qualcuno sorridere, con aria di superiorità. «Ma il garante mica deve pensare a tutte queste persone. Pensa ai diritti dei detenuti». Appunto, e torniamo al punto di partenza.

[…] C’è il Covid ma c’è anche la peste del linguaggio

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Leggi qui la replica dell’Associazione Antigone, del 9 settembre 2020

 

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