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Articolo di Mario Iannucci.

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«Lo stile è l’uomo», ci ricordava Jaques Lacan porgendo il giusto omaggio a Georges-Louis Leclerc, conte di Buffon, che così esordiva, nel 1753, presentandosi all’Accademia di Francia[1]. Non manco mai di tenere conto di questa indicazione degli arguti uomini di scienza francesi, ritenendola preziosa. Specie in considerazione del fatto che, poiché il nostro inconscio si struttura come un linguaggio, con un piccolo mutamento ortografico, e senza alterarne la pronuncia, possiamo attribuire un ulteriore e profondo livello di significazione a quella frase: «l’ostile è l’uomo».

Freud, verso il quale Lacan costantemente sollecita il nostro ritorno teorico (e non solo), ha indicato senza fallo il panorama di distruzione, di aggressività e di morte che si scorge, sempre e con facilità, al di là dell’inconsistente sipario del principio del piacere. È il naturale movimento entropico che spinge ineluttabilmente l’uomo verso quell’ultimo e tetro panorama.

Proprio per una “naturale” incapacità di resistere alla legge entropica che lo spinge verso ϑάνατος, l’uomo è alla costante ricerca delle sue guerre e delle sue malattie. Come è testimoniato dalla supponente e stolida superficialità con la quale molti governanti e politici hanno affrontato e affrontano l’attuale pandemia di Covid-19. Come è testimoniato da ciò che, di questa temibile legge entropica che spinge l’uomo verso la morte, si riflette nella psicologia delle masse: ce ne parlano con chiarezza, fra molte altre, le vicende di Hitler, Stalin, Tito e Mladić.

Proprio per una “naturale” incapacità di resistere alla legge entropica che lo spinge verso ϑάνατος, l’uomo è alla costante ricerca delle sue guerre e delle sue malattie

Il lavoro di “autentica” creazione scientifica e culturale è l’unico che tende a opporsi a questa sorta di discesa agli inferi. Coloro che stanno dalla parte della costruzione, nei momenti (purtroppo frequenti) in cui prevalgono nella società gli atteggiamenti aggressivi e distruttivi, è inevitabile che auspichino che i governanti non assecondino le strategie politiche fondate sull’aggressività, l’odio, l’insulto. Tantomeno le assecondino facendo leva su quelle degenerazioni istituzionali che sono purtroppo sotto gli occhi di tutti, come il ricorso, per fermare ogni serio confronto politico, a una “giustizia” sempre più strumentalizzata e strumentalizzabile.

Perché affronto oggi tali questioni? Perché ho letto ieri una notizia. Il Governatore della Regione Sicilia aveva emanato una ordinanza[2] con la quale, con motivazioni sanitarie e/o di ordine pubblico che a me appaiono abbastanza plausibili (la gestione sanitaria, ad esempio, è di competenza delle Regioni), ingiungeva lo sgombero dei centri siciliani di accoglienza per migranti, non pochi dei quali risultati infetti da SARS-Cov-2. Per ammissione dello stesso Governatore l’ordinanza era soprattutto destinata a sollevare l’attenzione su una situazione insostenibile per la sua Regione e, quindi, a sollecitare interventi governativi adeguati, interventi che sono sicuramente mancati negli ultimi mesi.

Coloro che stanno dalla parte della costruzione, nei momenti (purtroppo frequenti) in cui prevalgono nella società gli atteggiamenti aggressivi e distruttivi, è inevitabile che auspichino che i governanti non assecondino le strategie politiche fondate sull’aggressività, l’odio, l’insulto. Tantomeno le assecondino facendo leva su quelle degenerazioni istituzionali che sono purtroppo sotto gli occhi di tutti, come il ricorso, per fermare ogni serio confronto politico, a una “giustizia” sempre più strumentalizzata e strumentalizzabile

Non posso e non voglio addentrarmi nelle valutazioni giuridiche attraverso le quali il TAR ha sospeso[3] l’ordinanza di Musumeci: non solo non ne ho la competenza, ma ritengo sterile questo esame. Qui mi preme invece sottolineare l’esposto/denuncia di un senatore siciliano di Italia Viva, Davide Faraone, presentato in procura contro Salvini e Musumeci, secondo lui da perseguire per «procurato allarme»[4].

Voglio continuare questo mio ragionamento con alcune notazioni di stile (lo stile è l’uomo). Ho ascoltato solo un paio di volte, in televisione, il Governatore Musumeci che parlava dell’ordinanza della sua Giunta. Limitatamente alla mia modestissima visuale, il Governatore mi è parso misurato e ragionevole, consapevole di avere assunto una posizione “provocatoria” di fronte a inescusabili ritardi e inerzie. Non amo granché lo stile abituale di Salvini e talora nemmeno i suoi argomenti, anche se reputo che gli si voglia attribuire una immagine da “hater” molto al di là dei suoi argomenti e persino del suo “stile”.

Alle argomentazioni di Salvini e Musumeci se ne possono opporre altre, magari valide e interessanti, avviando una seria discussione. Una cosa molto diversa, invece, è dire che ci troviamo davanti a due “sciacalli” che vanno messi in galera (magari “buttando la chiave”!) per procurato allarme.

Povera politica e povera giustizia!

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[1] J. Lacan, Scritti, vol. I, Einaudi 1974, p. 5.

[2] Ordinanza contingibile e urgente n° 33 del 22 agosto 2020.

[3] Cfr. Sospensione monocratica dell’ordinanza del Presidente della Regione Sicilia che ordina l’immediato sgombero degli hotspot e ordina l’ingresso dei migranti nella Regione – Tar Palermo, sez. III, dec., 27 agosto 2020, n. 842 – Pres. Quiligotti.

[4] A. Torchiaro, Migranti. Faraone: “Ho denunciato Salvini e Musumeci. La Sicilia va difesa dagli sciacalli”, su Il Riformista, 26 agosto 2020 (notizia ripresa da Ristretti Orizzonti).

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