Credits to Unsplash.com

In vista delle presidenziali statunitensi del prossimo novembre, la task-force Biden-Sanders ha presentato al Comitato Nazionale Democratico un documento programmatico di 110 pagine nel quale, tra l’altro, vi è la previsione di un’ampia riforma della giustizia penale, incentrata sulla volontà di restringere il campo di applicazione del diritto penale a fronte di un maggiore investimento sul ruolo della comunità.

Tra le proposte avanzate, suscettibili ovviamente di ulteriori modifiche, si rilevano alcune misure finalizzate a porre termine all’incarcerazione di massa, ad abolire il sistema delle cauzioni, ad abbattere il tasso di recidiva delinquenziale e a rimuovere gli ostacoli sociali al reinserimento dei condannati che hanno scontato la propria pena.

Inoltre, emerge chiaramente, la volontà di abolire la pena di morte, di mettere fine alla guerra alla droga (che in questi anni – così come è stata gestita – ha solo incarcerato milioni di persone) e di contrastare il razzismo sistemico attraverso la riduzione degli abusi e delle violenze perpetrate dalle forze di polizia.

Per scaricare il documento programmatico completo, clicca qui.

______________

Una sintesi del contenuto del documento sui temi di nostro interesse è stata fatta da Matteo Angioli, di cui riportiamo di seguito alcuni passaggi.

______________

Il nostro sistema di giustizia penale non è in grado di mantenere le comunità al sicuro e, soprattutto, non è in grado di garantire la giustizia

L’America è la terra della libertà, ma la percentuale di persone dietro le sbarre pro-capite è superiore rispetto a qualsiasi altro luogo nel mondo.

Invece di realizzare investimenti mirati in tema di istruzione, occupazione, salute e alloggi che, come dimostrato, mantengono le comunità sicure e prevengono il crimine, il nostro sistema ha criminalizzato la povertà, ha tagliato i servizi pubblici, ha esposto le comunità nere ad un eccessivo controllo delle forze di polizia ed è venuto meno al compito di mettersi al loro servizio.

Invece di offrire ai detenuti l’opportunità di dare una svolta alle loro vite, le nostre carceri sono sovraffollate e continuano a rifarsi a metodi inumani di punizione.

Invece di trattare coloro che hanno scontato la loro pena come cittadini a tutti gli effetti nel momento in cui si reinseriscono nella società, troppe leggi continuano a punire gli ex detenuti, erigendo barriere per l’accesso all’alloggio, all’occupazione, all’istruzione e al diritto di voto di milioni di americani.

I detenuti soffrono di seri problemi mentali e di disturbi causati dall’abuso di sostanze in percentuali ben maggiori rispetto alla popolazione non reclusa. Eppure, il nostro Paese continua a criminalizzare chi è afflitto da malattie mentali e chi abusa di sostanze, invece di costruire un sistema sanitario equo e accessibile.

I neri americani rappresentano il 12% della popolazione degli Stati Uniti d’America, ma al contempo anche il 33% della popolazione carceraria. I latini rappresentano il 16% della popolazione degli Stati Uniti d’America e il 23% della popolazione carceraria. Ciò nonostante, il nostro Paese insiste a trattare le persone di colore in maniera più severa rispetto ai bianchi americani, sia con una sovra-esposizione al controllo delle forze dell’ordine, sia nella fase processuale e nella successiva condanna, anziché investire in comunità sicure, sane e fiorenti.

Dobbiamo creare un sistema di giustizia penale fondato su pratiche basate sull’evidenza, non su slogan politici o frasi ad effetto

Noi Democratici crediamo che sia necessario riformare il sistema di giustizia penale da cima a fondo

La brutalità delle forze di polizia è una macchia nell’anima della nostra nazione […].

Noi Democratici sappiamo che possiamo mettere fine ad un’era di incarcerazione di massa e ridurre drasticamente il numero di americani detenuti negli istituti circondariali e di reclusione (jail and prison)[1] riducendo al tempo stesso il tasso di criminalità […].

È giunto il momento di sradicare il razzismo sistematico dal nostro sistema penale e dalla nostra società, e ripensare la sicurezza pubblica a beneficio della nostra gente e in funzione del carattere proprio del nostro Paese.

Dobbiamo partire dalla prevenzione, facendo prima di tutto in modo che le persone non entrino nel sistema di giustizia penale

Un numero crescente di Stati e di tribunali hanno dichiarato che è ingiusto – e ingiustificabile – punire i minori e gli adolescenti nello stesso modo in cui sono puniti gli adulti.

Il governo federale incentiverà gli Stati a fermare l’incarcerazione dei minori, a sviluppare soluzioni basate sulle comunità, alternative a istituti penitenziari e centri di detenzione minorile, e a investire in programmi dopo scuola, centri comunitari e lavori estivi che possano dare opportunità ai giovani a rischio. Inoltre, noi Democratici crediamo che a quei minori che finiscono nel sistema di giustizia giovanile debba essere garantita una vera e propria seconda possibilità, anche attraverso l’automatico oscuramento e rimozione dei precedenti giovanili.

Occorre garantire l’effettiva responsabilità per quei comportamenti scorretti, sia individuali che sistemici, che si verificano nei dipartimenti di polizia, e dobbiamo evitare che le forze dell’ordine sia coinvolte eccessivamente nella vita quotidiana degli Americani e, quindi, ripensare le attività di polizia in modo che siano effettivamente al servizio del popolo americano garantendone la sicurezza.

Noi Democratici definiremo rigidi standard nazionali che regoleranno l’uso della forza, che permetteranno il ricorso alla forza letale solo quando necessario e come soluzione estrema per neutralizzare una imminente minaccia alla vita.

È giunto il momento di mettere fine alla “Guerra alle Droga”, un fallimento che ha incarcerato milioni di americani – in maniera sproporzionata cittadini di colore – e che non ha sortito alcun effetto rispetto al consumo di droga.

Noi Democratici riteniamo che nessuno debba essere detenuto solamente perché fa uso di sostanze.

Depenalizzeremo l’uso della marijuana e lo derubricheremo attraverso un’azione esecutiva a livello federale. Supporteremo la legislazione in tema di marijuana per uso medico e crediamo che gli stati dovrebbero essere in grado di fare le proprie scelte in merito all’uso ricreativo

Tutte le precedenti condanne per uso di cannabis dovrebbero essere automaticamente rimosse dalla fedina penale. Anziché coinvolgere il sistema di giustizia penale, noi Democratici proponiamo il ricorso ai tribunali per la droga[2], ad interventi di riduzione del danno e a programmi di trattamento per coloro che lottano contro i disturbi dell’uso di sostanze.

La povertà non è un crimine, e non dovrebbe essere trattata come tale

Noi Democratici supportiamo l’eliminazione dell’uso della cauzione (cash bail[3]) e crediamo che nessuno dovrebbe essere imprigionato solamente per non aver pagato delle multe o delle tasse. Una giustizia equa davanti alla legge non dovrebbe essere subordinata alla disponibilità personale di potersi permettere una rappresentanza legale di qualità, e questo è il il motivo per cui sosteniamo il finanziamento dei difensori d’ufficio.

Le sentenze definitive dovrebbero essere basate su prove in ogni singolo caso, inclusa la gravità del reato e le circostanze specifiche. Noi Democratici sosteniamo che ai giudici dovrebbe essere garantita la possibilità di determinare sentenze appropriate, che è il motivo per cui vogliamo revocare le sentenze minime federali (federal mandatory minimums[4]), ed incentiviamo gli Stati a fare lo stesso e a rendere retroattive tutte le risultanti riduzioni di condanna, in modo da permettere ai giudici di riconsiderare i casi passati sui quali avevano le mani legate. Crediamo sia giunto il momento di mettere fine alla disparità esistente tra le sentenze federali per crack e quelle per cocaina in polvere, una disparità che ha contribuito alla detenzione sproporzionata di persone di colore. Inoltre, noi Democratici continuiamo a sostenere l’abolizione della pena di morte.

I nostri tribunali dovrebbero riflettere il nostro paese

Nomineremo e confermeremo quei giudici federali con formazioni ed esperienze diverse, anche in qualità di difensori d’ufficio, di avvocati abilitati al gratuito patrocinio e di avvocati dei diritti civili.

Noi Democratici siamo orgogliosi che l’amministrazione Obama-Biden abbia commutato le sentenze di oltre 1.700 persone che stavano scontando pene ingiuste in seguito alla revisione dei loro casi, e sosteniamo il ricorso ai poteri di clemenza del Presidente per poter rilasciare coloro che scontano lunghe sentenze senza giustificazione. Inoltre, proponiamo la creazione di una commissione indipendente di clemenza che garantisca l’esercizio appropriato ed effettivo di tale potere, soprattutto con l’obiettivo di rispondere al razzismo sistemico come ad altre priorità.

Noi Democratici sosteniamo che sia necessario mettere fine alle carceri private (private prisons) e ai centri privati di detenzione (private detention centers[5]) e proporremo misure per eliminare la speculazione in materia di programmi alternativi alla detenzione, cauzione, monitoraggio elettronico, mense carcerarie e di programmi di reinserimento e trattamento

Inoltre, crediamo che in troppi istituti penitenziari i detenuti subiscano trattamenti inumani, e lavoreremo per mettere fine a misure come l’isolamento per adulti e giovani. Ai detenuti non dovrebbe essere negato l’accesso all’assistenza medica vitale, né dovrebbero essere esposti a malattie, come è accaduto durante la pandemia COVID-19.

Noi Democratici perseguiremo un approccio olistico in tema di riabilitazione, aumentando il sostegno a quei programmi che forniscono opportunità educative come l’ottenimento di un diploma universitario per coloro che si trovano all’interno del sistema di giustizia penale, sia durante la detenzione che al momento del rilascio.

Noi Democratici crediamo nella redenzione

Dobbiamo rinforzare il nostro impegno ad aiutare coloro che hanno scontato la loro pena a reinserirsi nella società, a guadagnarsi da vivere, e a partecipare alla nostra democrazia in qualità di cittadini a tutti gli effetti. Occorre assicurare l’accesso ad alloggi provvisori per i cittadini che si reinseriscono nella società, fornire un maggior accesso ai trattamenti in tema di salute mentale e abuso di sostanze, e fermare la re-incarcerazione per violazioni tecniche della “libertà vigilata” o della libertà condizionale (probation or parole[6]).

Gli ex detenuti devono godere pienamente dei diritti civili e devono poter accedere ai servizi pubblici […] come lo sono per tutti i liberi cittadini degli Stati Uniti d’America

Continuare a punire una persona dopo che si è ricongiunta alla propria comunità non è solo crudele, ma anche controproducente

___________

 

[1] Nel sistema penitenziario americano gli istituti penitenziari si dividono in due categorie in funzione della durata della detenzione: jail e prison. Mentre i primi sono gestiti da agenzie locali e ospitano detenzioni brevi o soggetti in attesa di giudizio al pari delle nostre case circondariali, i secondi sono di competenza statale o federale e ospitano soggetti condannati per crimini più gravi che, dunque, scontano pene più lunghe, come nel caso delle case di reclusione.
[2] I drug courts o tribunali per la droga rappresentano organismi specializzati che, attraverso il lavoro congiunto di tutti gli attori coinvolti (giudici, pubblici ministeri, avvocati difensori, funzionari penitenziari, assistenti sociali, educatori, psicologi e medici), mirano ad accompagnare il soggetto durante il proprio percorso di recupero.
[3] Con il termine cash bail si fa riferimento ad una quantità di denaro che funge da garanzia per il rilascio del soggetto dallo stato di custodia cautelare e che viene restituita qualora il soggetto si presenti alle udienze. In caso contrario rimane nelle casse del dipartimento.
[4] Le federal mandatory minimums si riferiscono a minimi sanzionatori definiti per legge che sono associati a crimini federali in materia, ad esempio, di sostanze stupefacenti, armi, pedopornografia e traffico di essere umani, e che limitano la discrezionalità del giudice, non potendo questi tenere in conto le circostanze del fatto delittuoso e del soggetto nell’applicazione del trattamento sanzionatorio.
[5] A partire dagli anni ‘80 gli Stati Uniti hanno fatto continuo ricorso alla privatizzazione dei centri di reclusione (prisons), che ospitano soggetti già condannati, e dei centri di detenzione (detention centers), che, invece, ospitano soggetti in attesa di giudizio o immigrati in attesa di espulsione dal Paese.
[6] A differenza della parole, la probation rappresenta una sospensione della pronuncia di una condanna a pena detentiva che viene concessa quando è stata accertata la responsabilità penale del soggetto, ma ancora non è stata inflitta la condanna. Durante tale periodo di prova, il soggetto è sottoposto alla supervisione di un funzionario che monitora il rispetto degli obblighi comportamentali previsti. In caso di mancata osservanza, il giudice può revocare la misura e pronunciare la sentenza di condanna.

Scrivi un commento