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Articolo di Vincenzo Musacchio.

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«Politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio: o si fanno la guerra o si mettono d’accordo», così ragionava Paolo Borsellino.

Le collusioni esistenti fra organizzazioni mafiose e istituzioni dello Stato caratterizzano ormai l’elemento sostanziale del “metodo mafioso”. Senza questi rapporti, la criminalità organizzata non sarebbe mai divenuta un fenomeno criminale così potente e duraturo nel tempo. Le mafie storicamente presenti in Italia hanno quasi tutte sostituito la violenza con la corruzione.

I rapporti di contiguità si riscontrano ovunque: nel settore dell’edilizia, degli appalti pubblici, delle energie rinnovabili, della grande distribuzione commerciale, del trasporto su gomma, delle grandi imprese nazionali, della gestione dei rifiuti, del mercato della contraffazione.

Politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio: o si fanno la guerra o si mettono d’accordo – Paolo Borsellino

Le relazioni tra organizzazioni mafiose e “area grigia” – ovverosia quell’ampia schiera di figure appartenenti all’imprenditoria, alle libere professioni e alla politica locale e nazionale – rappresentano il vero punto di forza delle nuove mafie. I condizionamenti del crimine organizzato sulla politica, sull’economia e sul sociale rendono le nuove mafie uno Stato nello Stato. Questo accade anche perché abbiamo una legislazione antimafia orientata a individuare e sanzionare i vantaggi arrecati all’organizzazione criminale da elementi interni ad essa (intimidazione, minaccia, uso violenza) e non anche esterni (corruzione, collusioni e contiguità).

Tale distorsione di politica criminale deriva, almeno in parte, da una mancata volontà di aggiornare all’attualità la nostra normativa antimafia non solo a livello nazionale ma soprattutto transnazionale.

Le relazioni tra organizzazioni mafiose e “area grigia” […] rappresentano il vero punto di forza delle nuove mafie. I condizionamenti del crimine organizzato sulla politica, sull’economia e sul sociale rendono le nuove mafie uno Stato nello Stato

I contenuti del “metodo mafioso” si sono talmente evoluti che adesso sono gli stessi imprenditori e professionisti che, grazie all’accordo con esponenti delle organizzazioni criminali, ricavano benefici economici derivanti dall’operare in un mercato protetto e regolamentato dall’intermediazione mafiosa. Non è più la mafia a cercare contatti esterni ma è l’area grigia a cercare le organizzazioni mafiose.

La peculiarità del nuovo crimine organizzato non consiste più soltanto nell’uso sistematico della violenza (extrema ratio), quanto nel manipolare a loro vantaggio le relazioni illecite con le istituzioni pubbliche e le organizzazioni private. La forza delle nuove mafie oggi dipende dalla loro capacità di generare, accumulare e impiegare capitale economico. Le organizzazioni mafiose rappresentano, a loro volta, una forma di capitale economico che risulta prezioso per altri attori che occupano una qualche posizione di potere nell’ambito di organizzazioni pubbliche o private. I mafiosi, da un lato, e gli attori esterni appartenenti all’area grigia, dall’altro, si riconoscono e si attribuiscono vicendevolmente “potere” e “favori”. Grazie a tali relazioni si scambiano reciprocamente beni e servizi, si avvalgono gli uni delle risorse e delle competenze degli altri, si sostengono per conseguire specifici obiettivi leciti e illeciti (che possono essere diversi, ma integrativi), e in alcuni casi costituiscono alleanze organiche per tutelare o perseguire interessi comuni (ad es., l’imprenditore che fallisce, prima era abbandonato a se stesso, oggi è aiutato dalle mafie che salvano l’impresa e lo lasciano operare nella medesima anche con ruoli apicali).

Le organizzazioni mafiose rappresentano, a loro volta, una forma di capitale economico che risulta prezioso per altri attori che occupano una qualche posizione di potere […]. I mafiosi, da un lato, e gli attori esterni appartenenti all’area grigia, dall’altro, si riconoscono e si attribuiscono vicendevolmente “potere” e “favori”

Nelle nostre ricerche ultraventennali sulle metamorfosi mafiose, abbiamo constatato le modalità attraverso le quali le organizzazioni criminali stabiliscono relazioni con gli appartenenti all’area grigia. La collusione è la forma più comune e si sostanzia in rapporti organici e continuativi con la criminalità mafiosa. La contiguità si sostanzia nello scambio strumentale di favori reciprocamente vantaggiosi. La connivenza è una forma di fusione basata su comuni legami di appartenenza. Mediante tali modalità criminose le organizzazioni mafiose sono in grado di estendere il loro potere nell’ambito del tessuto politico, economico e sociale.

Le imprese mafiose – coadiuvate da imprenditori ed esponenti delle libere professioni – sono in grado di controllare una larga fetta dei mercati legali, come la grande distribuzione, l’edilizia, la sanità, la ristorazione, le attività commerciali e la fornitura di servizi vari, solo per citarne alcune. Analoga situazione esiste nel settore della gestione degli appalti pubblici e nelle energie rinnovabili dove i vertici delle nuove mafie sono attualmente occupati da politici, imprenditori, professionisti e funzionari pubblici. Gli esponenti dell’area grigia, inseriti nei ranghi dell’organizzazione criminale, sono al centro di veri e propri comitati d’affari nazionali ed internazionali, operanti sulla base di consolidati rapporti di cooperazione fra la sfera legale e quella illegale. Le grandi imprese appaltatrici colluse con le organizzazioni mafiose, vivono un rapporto contiguo che contraddistingue esponenti dell’area grigia nelle loro relazioni con i mafiosi.

Gli esponenti dell’area grigia, inseriti nei ranghi dell’organizzazione criminale, sono al centro di veri e propri comitati d’affari nazionali ed internazionali, operanti sulla base di consolidati rapporti di cooperazione fra la sfera legale e quella illegale

Relazioni fatte di sudditanze ma, nel contempo, di utilità reciproche grazie alle quali gli imprenditori collusi possono operare in un mercato protetto che li garantisce dall’entrata di nuovi competitori consentendo così loro di operare in regime di monopolio o di oligopolio. Uno dei settori soggetto a contiguità mafiose sempre più frequenti è, ad esempio, il settore dei trasporti privati.

Combattere questa nuova mafia è problematico. Gli ambiti che necessitano di una riforma per una lotta più efficace contro le nuove metamorfosi mafiose dovrebbero essere: la legislazione sull’utilizzo di capitali di provenienza illecita, i legami fra reti criminali e area grigia, infine una seria regolamentazione del settore economico da parte degli attori istituzionali. La mancanza di leggi adeguate ai tempi, consente alle organizzazioni mafiose di diventare sempre più forti.

La mancanza di leggi adeguate ai tempi, consente alle organizzazioni mafiose di diventare sempre più forti

Le nuove mafie hanno, ad esempio, compreso con largo anticipo sullo Stato che la sanità, pubblica e privata, rappresenta un affare molto redditizio. Il settore della sanità per la criminalità organizzata funge come luogo di potere e soprattutto di consenso politico-elettorale e sociale. Le mafie operano anche nel settore delle grandi opere pubbliche fungendo da collegamento fra le imprese locali impiegate nei lavori di costruzione, le grandi imprese nazionali aggiudicatarie dell’appalto e, infine, i soggetti istituzionali preposti alla supervisione dei lavori. Lo smaltimento dei rifiuti è un ulteriore affare che le mafie non potrebbero attuare senza la complicità delle autorità pubbliche locali e nazionali. Grazie alle collusioni che riescono a intrecciare con le amministrazioni locali e i colletti bianchi delle municipalizzate, i clan affiancano alla gestione del ciclo del cemento e dell’abusivismo edilizio il controllo dello smaltimento dei rifiuti: un lucroso affare dipendente dalla regolamentazione pubblica, pressoché interamente sostenuto da finanziamenti pubblici nazionali ed europei. Le organizzazioni criminali, forti di una rete relazionale ampia e variegata, riescono ad occupare nel tempo interi comparti produttivi, tanto sul fronte dei mercati finanziari, quanto su quello economico, politico e occupazionale. Le imprese mafiose hanno ormai una posizione di dominio in molti settori di competenza dello Stato.

Le mafie prolificano dove regna il degrado, la disoccupazione, l’ignoranza, la violenza, l’abbandono scolastico, dove mancano servizi sociali, ospedali dignitosi, infrastrutture adeguate.

La criminalità organizzata si annida nella povertà e si nutre delle diseguaglianze sociali delle persone più deboli

Corruzione, pratiche clientelari e serbatoi di consenso elettorale fanno da sfondo alle gestione mafiosa dei vari politici locali e nazionali.

Grazie alla progressiva apertura degli scambi internazionali avvenuta in questi ultimi decenni, le mafie hanno sviluppato complesse reti di rapporti anche a livello transnazionale. Hanno potuto invadere i mercati economici e finanziari nei settori di produzione e distribuzione di materie prime. Con la globalizzazione il ruolo delle nuove mafie ne esce fortemente potenziato poiché l’area grigia le conferisce una maggiore efficacia negli snodi principali della rete lecita e illecita anche a livello mondiale. Le mafie di oggi, ad esempio, si servono di un politico nazionale o locale per influenzare l’aggiudicazione di un appalto pubblico a vantaggio di un imprenditore colluso con le organizzazioni criminali, ovvero, quando un’impresa nazionale viene a patti con la cosca locale, pur di giungere alla realizzazione del lavoro da appaltare. I mafiosi, sfruttando esponenti dell’area grigia mettono in atto funzioni diverse: essi agiscono come “ponte” fra i diversi attori in campo; come “garanti”, facendo rispettare gli accordi illeciti e, infine, come “filtro”, regolando l’accesso ad una determinata attività o settore economico.

Il ricorso alla violenza mafiosa è tendenzialmente ridotto ai minimi termini nei confronti degli interlocutori “esterni”, segno del fatto che le organizzazioni criminali hanno interesse ad evitare conflitti, preferendo stabilire relazioni cooperative reciprocamente vantaggiose con tali soggetti

Anzi, sono proprio queste relazioni esterne e la capacità di amministrarle che consentono agli affiliati alle organizzazioni mafiose di compensare le loro scarse capacità imprenditoriali, in termini di esperienze e competenze specifiche inerenti al settore nel quale si trovano ad operare. Ormai possiamo dire che sia quasi superato il concetto standard di infiltrazione mafiosa nell’economia legale. Non è più così poiché il problema criminale va inquadrato in termini di “collusioni”, “contiguità” e “connivenza” fra attori propriamente criminali e area grigia.

Il confine fra lecito ed illecito sembra aver assunto, nell’Italia odierna, una opacità ben maggiore che in passato

Molti imprenditori oggi accettano di buon grado la “complicità” mafiosa in cambio della possibilità di operare in un mercato non concorrenziale. Sotto questo profilo, è difficile non pensare che in Italia vi siano preoccupanti segnali di decadimento morale e istituzionale nella gestione della “res publica”.

Sono convinto che fin quando non saranno recisi con forza i legami che esponenti delle istituzioni e, in senso più ampio, figure appartenenti all’area grigia, completano con le organizzazioni mafiose, sarà arduo giungere ad un punto di svolta nel contrasto a questi nuovi poteri criminali. Tale problema dovrebbe costituire oggi il punto di partenza dell’azione politica, nella prospettiva di “risolvere” una grande questione nazionale ed internazionale, quale l’esistenza transnazionale di organizzazioni mafiose pervasive e persistenti in qualsiasi parte del mondo.

Se non ci sarà nel breve periodo una radicale riforma del settore, le mafie diverranno presto invincibili

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