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È necessario che

Pat, Apss, Upipa gruppo Spes si parlino guardandosi negli occhi con la mente sgombra ed una mano sul cuore, tenendo conto che le Rsa hanno retto in questa emergenza anche perché uno sparuto gruppo di medici e un gruppo più numeroso di infermieri professionali, tarati secondo la pianta organica pensata nel 1999, hanno dato tanto e per nulla coinvolti se non dai Nas, su mandato dei Giudici. La posta in gioco sono vite umane. Non numeri da conferenza stampa

Questa la conclusione a cui giungono Lorenzo Brandolani e Bruno Bolognani, due medici in servizio presso alcune residenze sanitarie assistenziali del Trentino nella loro lettera aperta, indirizzata in particolare a tutti coloro che saranno chiamati, nelle prossime settimane, a ripensare le funzioni e la struttura delle RSA italiane dopo i tragici fatti accaduti in questi mesi di pandemia da Covid 19 (di cui abbiamo parlato qui e qui e, prima ancora, qui).

«Come Coordinatori sanitari di quattro RSA, della Civica di Trento, S. Giovanni di Mezzolombardo, Cristani De Luca di Mezzocorona e Stella Montis di Borgo D’Anaunia teniamo a portare il nostro contributo alla riflessione che sicuramente si impone in questo momento in cui, a livello sia nazionale che locale, la politica è chiamata ad una decisione non certo semplice. Non semplice perché un passo falso porterebbe ad una recrudescenza dei contagi generando una seconda ondata che darebbe il colpo di grazia alle nostre strutture già in ginocchio», scrivono infatti gli autori della lettera.

Occorre, in particolare, fare tesoro dell’esperienza accumulata – nostro malgrado – nel corso dell’emergenza sanitaria, che ha consentito di mettere in evidenza gli errori e i limiti dell’attuale funzionamento e gestione delle strutture per anziani, e predisporre per il futuro un «piano che permetta la revisione del modello sanitario nella e nelle RSA».

Piano che potrebbe essere duplice: da un lato, infatti, è necessario predisporre nel breve periodo tutte le misure occorrenti «per essere pronti a gestire la fase di pandemia con maggiore sicurezza e prevenzione rispetto all’evoluzione futura».

Dall’altro lato, è però fondamentale anche disegnare «un piano strategico a medio lungo termine». Si tratta, scrivono i due medici, di due obiettivi distinti; tuttavia, «se il primo piano non è raccordato e calibrato con il secondo rischia di essere gravemente costoso e financo poco produttivo».

Infatti, aggiungono,

Se vogliamo incidere profondamente nella mission delle RSA possiamo ipotizzare lo sviluppo di un modello diverso, anzi duplice e coesistente. Da una parte uno schema che preveda l’integrazione sanitaria rafforzata con risorse professionali adeguate ai maggiori interessi sanitari, con pool di medici che esercitano a tempo pieno per ottimizzare la risorsa, che si occupi delle RSA possibilmente associate nel servizio […]. Il secondo modello, che coesistere con il precedente, è una RSA che guarda al passato, necessariamente con occhi aggiornati, dove la vita sociale, la convivenza degli ospiti, riassume la prevalenza e la parte sanitaria non è essenziale e condizionante.

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Leggi qui il testo integrale della lettera, già pubblicata sul giornale online Il Dolomiti, 8 giugno 2020.

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