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L’inchiesta dell’associazione studentesca UniSì – Uniti a Sinistra, della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Milano

Bisogna vederle, bisogna esserci stati per rendersene conto

Queste parole di Calamandrei, pronunciate nel 1948 durante un discorso alla Camera dei Deputati in relazione alla situazione delle carceri italiane, hanno guidato il nostro lavoro di inchiesta in questi mesi.

Abbiamo cercato di dare voce a chi dentro le carceri vi lavora, a chi si spende quotidianamente per garantire i diritti fondamentali dei detenuti, a chi conosce veramente la realtà carceraria

La volontà politica principale che ha mosso gli studi e le ricerche è stata quella di voler dar voce ad una fetta della nostra Umanità che, già relegata ai margini della società per lo stigma che la figura del detenuto ha da sempre portato con sé, in questa emergenza non ha evidentemente occupato il posto che avrebbe dovuto occupare.

Siamo partiti da un’analisi della situazione pregressa degli istituti penitenziari, precedente alla diffusione del virus Sars-CoV2, proseguendo poi con il racconto dei primi giorni di lockdown e dell’organizzazione delle diverse rivolte e proteste scoppiate tra le mura delle carceri italiane.

Il sovraffollamento, il bilanciamento tra il diritto alla difesa e il diritto alla salute dei detenuti e come quest’ultimo sia stato fatto prevalere in maniera decisiva, uno sguardo sulla funzione che attualmente è ricoperta dalla detenzione. Esigenze legali e umanitarie, con opinioni e riflessioni di Avvocati, Magistrati di sorveglianza, Garanti dei detenuti ma anche Medici senza frontiere, i SerD e le comunità di recupero per detenuti tossicodipendenti.

La lettura finale che vorremmo dare vuole guardare oltre l’emergenza, perché invero nelle carceri anche la “normalità” ha caratteri emergenziali

Con riflessioni provenienti anche dal mondo della politica abbiamo infine cercato di far presente che posto dovrebbe occupare la figura del carcere attualmente e anche quale, tristemente, abbia occupato finora.

La nostra inchiesta vorrebbe essere la fotografia di un sistema che troppo spesso non funziona come dovrebbe.

Ammettiamo di essere stati mossi, forse, da una punta di idealismo, tipica della nostra giovane età, ma invero nessuno di noi riusciva più a sopportare la contraddizione che esiste tra quello che leggiamo sui nostri manuali e la realtà dei fatti.

Saremo contenti dunque se dovessimo essere considerati degli “idealisti”, se essere idealisti significa tornare alle parole di Calamadrei e Beccaria, se essere idealisti significa guardare alla salute e alla vita di tutti i cittadini (nessuno escluso), se essere idealisti significa provare a cambiare ciò che non funziona

Gli studenti e le studentesse di Unisì vi augurano una buona lettura.

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Per saperne di più, e per scaricare il documento integrale dell’inchiesta di UniSì, clicca qui.

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