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Il ricorso all’Intelligenza artificiale nella lotta al Coronavirus

In questi mesi di emergenza sanitaria, di restrizioni e di lockdown, la tecnologia ha assunto un ruolo centrale nella vita di tutti noi, divenendo strumento indispensabile sia per la comunicazione tra le persone e per il semplice intrattenimento, sia per il lavoro, per la formazione e per l’istruzione.

Non solo. Fin dalle prime avvisaglie della pandemia, si è assistito ovunque a una vera e propria corsa alla creazione, allo sviluppo e all’implementazione di nuovi sistemi di Intelligenza Artificiale che potessero aiutare gli Stati a fronteggiare al meglio la minaccia rappresentata dalla diffusione del Covid-19 e, più in generale, a gestire efficacemente le conseguenze dell’emergenza.

Fin dalle prime avvisaglie della pandemia, si è assistito ovunque a una vera e propria corsa alla creazione, allo sviluppo e all’implementazione di nuovi sistemi di Intelligenza Artificiale che potessero aiutare gli Stati a fronteggiare al meglio la minaccia rappresentata dalla diffusione del Covid-19 e, più in generale, a gestire efficacemente le conseguenze dell’emergenza

Ecco alcuni esempi:

 

1. Come si legge nella lettera aperta inviata alla Commissione Europea e ai governi degli Stati alla fine di marzo, la Confederazione dei laboratori per la ricerca sull’Intelligenza Artificiale in Europa “Claire ha istituito una task force di scienziati e ricercatori che hanno scelto di mettere a disposizione le proprie competenze, in maniera gratuita, per aiutare i governi europei, il sistema sanitario e la pubblica amministrazione a gestire la crisi mediante il ricorso ad analisi dei dati, robotica, manufacturing, ottimizzazione e gestione delle risorse. La stessa lettera è stata tradotta in italiano e inoltrata dall’Associazione Italiana per l’Intelligenza Artificiale (AIxIA) al presidente della Repubblica, al presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro della Salute, al Commissario Straordinario per l’Emergenza Covid-19 e al Capo del Dipartimento della Protezione Civile.

Tra i numerosi possibili impieghi di AI nell’ambito della lotta al Covid-19, la task force di Claire ricorda in particolare i seguenti (in parte già testati, con risultati promettenti, da alcuni paesi europei):

« Analisi dei dati della terapia intensiva: è ampiamente riconosciuto che le tecniche di apprendimento automatico (ML) eccellono nell’analisi di sistemi complessi in ambienti ricchi di dati. I modelli predittivi potrebbero essere utilizzati per evidenziare anticipatamente alcuni fenomeni (2) e per valutare meglio le priorità nel triage e nella terapia. Inoltre, l’uso del ML nel processo di valutazione di farmaci antivirali potrebbe aiutare i medici a fare scelte migliori e più rapide tra le diverse opzioni terapeutiche.

– Analisi dei dati epidemiologici: i dati storici potrebbero essere utilizzati per sviluppare modelli previsionali della diffusione del virus. Inoltre, potrebbero essere utilizzate tecniche di inferenza causale per valutare l’impatto delle azioni di contenimento.

– Analisi dei dati sulla mobilità: questo potrebbe essere utilizzato per identificare delle aree di rischio elevato e pianificare relativi interventi per ridurre la diffusione delle infezioni

– Analisi dei dati molecolari e proteici: alcuni farmaci esistenti potrebbero essere sottoposti a refactoring per contrastare gli effetti del Coronavirus. La bioinformatica e le tecnologie di IA possono ridurre il numero esponenziale delle combinazioni sulle quali testare i farmaci esistenti

– Analisi della letteratura e degli articoli scientifici: le tecniche di analisi del linguaggio naturale possono essere utilizzate per facilitare l’accesso e l’analisi delle informazioni della letteratura […]».

 

2. Nella metà del mese di marzo, l’ufficio della Casa Bianca statunitense ha chiamato a raccolta università e imprese del settore Hi-Tech per creare una poderosa banca dati, denominata “Covid-19 Open Research Dataset Challenge (Cord-19)”, nella quale sono raccolti oltre 59 mila articoli scientifici dedicati al Covid-19. Tutti gli articoli sono resi disponibili sulla piattaforma Semantic Scholar e consultabili gratuitamente.

Nell’ambito dell’iniziativa, è stata anche indetta una call to action, intitolata “What do we know about COVID-19 risk factors?”, tramite la quale il Governo USA ha invitato gli esperti in materia di AI a rispondere ad alcune domande specifiche (ad esempio: quali sono i potenziali fattori di rischio di contagio? Quali sono i principali meccanismi di trasmissione del virus? Quali le misure sanitarie più efficaci per ridurre il rischio epidemico?) allo scopo di supportare, con il proprio contributo, la ricerca medica sul Covid-19.

l’ufficio della Casa Bianca statunitense ha chiamato a raccolta università e imprese del settore Hi-Tech per creare una poderosa banca dati, denominata “Covid-19 Open Research Dataset Challenge (Cord-19)”, nella quale sono raccolti oltre 59 mila articoli scientifici dedicati al Covid-19. Tutti gli articoli sono resi disponibili sulla piattaforma Semantic Scholar e consultabili gratuitamente

 

3. Ancora, in un documento recentemente pubblicato dal Consiglio d’Europa, intitolato “IA e lotta contro il coronavirus Covid-19”, viene offerta una panoramica dei principali contesti in cui le tecniche di Intelligenza Artificiale potrebbero essere utilmente impiegate (o sono già oggi utilizzate) per dare un contributo significativo alla strategia di contrasto al virus. Tra le iniziative più interessanti, il Consiglio d’Europa ricorda ad esempio:

la creazione

 l’implementazione, da parte dell’azienda canadese BlueDot, di algoritmi di AI per effettuare previsioni sulla struttura del virus, allo scopo di ridurre i tempi necessari alla produzione del vaccino;

 la creazione di software di “diagnostica coronavirus” basati sull’IA, già utilizzati da 34 ospedali cinesi per l’analisi di circa 32.000 casi sospetti;

 lo sviluppo di strumenti informatici per il controllo della popolazione a sostegno di politiche di sorveglianza di massa: il riferimento è ancora alla Cina, che ha fatto massiccio ricorso a dispositivi per misurare la temperatura corporea e a sistemi di riconoscimento facciale

 

4. Da ultimo, un recentissimo studio dell’Imperial College di Londra (del 4 maggio scorso, tradotto anche in italiano), elaborato in collaborazione con il Dipartimento di Statistica dell’Università di Oxford e il Centre for Infectious Disease Modelling dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha sfruttato i dati sulla mobilità diffusi da Google – che forniscono informazioni dettagliate sui cambiamenti relativi agli spostamenti a livello di popolazione – per stimare la possibile evoluzione dell’epidemia da Covid-19 in ciascuna delle venti regioni italiane a seguito dell’allentamento delle misure di lockdown, allo scopo di fornire una guida utile per decisioni politiche future nell’ambito della gestione della cosiddetta “Fase 2”.

 

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