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Segnaliamo un bell’articolo di Rachel Kushner, pubblicato il 17 apirle 2019 su The New York Times Magazine, dal titolo Is Prison Necessary? Ruth Wilson Gilmore Might Change Your Mind

Ruth Wilson Gilmore è una studiosa americana impegnata e attivo da oltre trent’anni nella lotta contro il sistema carcerario statunitense.

Riportiamo di seguito un breve estratto dell’articolo, tradotto in italiano.

 

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«Si dice che lei è a favore dell’abolizione del carcere», ha detto qualcuno. «Vuole chiudere le prigioni? »

Gilmore ha detto che era così; voleva chiudere le prigioni.

Ma perché, hanno chiesto. E prima che lei potesse rispondere, un altro disse: «Ma allora, le persone che fanno qualcosa di gravemente sbagliato?».

Altri intervennero. «E le persone che fanno del male agli altri?»

«E se qualcuno uccide qualcun altro? »

Che provenissero da piccoli insediamenti agricoli o da quartieri popolari intorno a Fresno e Bakersfield, fu subito evidente per Gilmore, che questi bambini, comprendendo immediatamente la durezza del mondo, non sarebbero stati facili da convincere.

«Vengo da dove venite anche voi» disse. «Ma che ne dite di questo: invece di chiederci se qualcuno dovrebbe essere rinchiuso o lasciato libero, perché non pensiamo al motivo per cui affrontiamo i problemi ripetendo il tipo di comportamento che ha dato origine al problema stesso?». Stava chiedendo loro di domandarsi perché, come società, dovremmo scegliere come modelli la crudeltà e la vendetta[1].

 

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Clicca qui per leggere l’articolo originale

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[1] “We hear you’re a prison abolitionist,” one said. “You want to close prisons?”
Gilmore said that was right; she did want to close prisons.
But why, they asked. And before she could answer, one said, “But what about the people who do something seriously wrong?” Others chimed in. “What about people who hurt other people?” “What about if someone kills someone?”
Whether from tiny farm towns or from public housing around Fresno and Bakersfield, these children, it was obvious to Gilmore, understood innately the harshness of the world and were not going to be easily persuaded.
“I get where you’re coming from,” she said. “But how about this: Instead of asking whether anyone should be locked up or go free, why don’t we think about why we solve problems by repeating the kind of behavior that brought us the problem in the first place?” She was asking them to consider why, as a society, we would choose to model cruelty and vengeance.

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