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Articolo di Vincenzo Giglio

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Capita di sentire o leggere parole e di comprendere immediatamente che non saranno disperse dalla prima folata di vento ma rimarranno nella mente e nel cuore

Così deve essere stato per i discepoli che ascoltarono dalla voce di Cristo il discorso delle beatitudini (Matteo, 5, 3-12) o, più terrenamente, per i membri della Camera dei Comuni del Regno Unito ai quali Winston Churchill annunciò il sangue, la fatica, le lacrime e il sudore che sarebbero serviti negli anni a venire, o per le persone riunite a Washington, davanti al Lincoln Memorial, quando Martin Luther King le invitò a condividere il suo sogno.

Capita anche il contrario ed è quando ci si imbatte in parole destituite di senso, nate dal nulla e destinate al nulla.

Ecco un esempio, tratto da una recente decisione della prima sezione penale della Corte di Cassazione: [chiariscano le Sezioni unite, riguardo ai criteri di computo dello spazio minimo disponibile per ciascun detenuto, fissato in 3 metri quadri dalla Corte EDU]

«se esso debba essere calcolato al netto della superficie occupata da mobili e strutture tendenzialmente fisse ovvero includendo gli arredi necessari allo svolgimento delle attività quotidiane di vita; se assuma rilievo, in particolare, nella determinazione dello spazio minimo disponibile, quello occupato dal letto o dai letti nelle camere a più posti, indipendentemente dalla struttura del letto “a castello” o “singola”, ovvero se debba essere detratto, per il suo maggiore ingombro e minore fruibilità, solo il letto a castello; se, infine, nel caso di accertata violazione dello spazio minimo disponibile (3 mq), secondo il corretto criterio di calcolo, da determinarsi al lordo o al netto dei mobili, possa comunque escludersi la violazione dell’art. 3 della Cedu nel concorso di altre condizioni, come individuate dalla stessa Corte EDU (breve durata della detenzione, sufficiente libertà di movimento al di fuori della cella con lo svolgimento di adeguate attività, dignitose condizioni carcerarie) ovvero se tali fattori compensativi incidano solo quando lo spazio pro capite sia compreso tra i 3 e i 4 mq»[1].

Parole insignificanti, appunto. Perché è senza senso la giurisdizione che si allontana così tanto dall’uomo da non essere più capace di comprenderlo.

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[*] K. Kraus, In questa grande epoca, Marsilio Editori, 2018.

[1] Cass., Sez. I, ordinanza di rimessione del 21 febbraio 2020 (lo stralcio dell’ordinanza, attualmente non depositata, è tratto da Sistema penale, 28 febbraio 2020).

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