Credits to Unsplash.com

Articolo di Mario Iannucci e Gemma Brandi

_____________________________________

Durante questa pandemia di COVID-19, che non pochi sostengono dovrebbe indurre l’umanità a ripensare i suoi modelli di sviluppo, favorendo una revisione critica di quei modelli che potrebbero portare la Natura a ribellarsi contro la specie umana che non riesce a pensare in termini di benessere globale (di tutte le specie)[1], vale la pena soffermarsi su dei comportamenti peculiari di taluni appartenenti alla specie umana, comportamenti che sono rivelatori di una franca tendenza nichilista della nostra “società moderna”. Cominciamo subito col dire che parlare di “società”, per simili modi organizzativi, si rivela, con ogni evidenza, un ossimoro. Il socius, in effetti, è l’alleato: solo con una solidarietà fraterna ci si oppone all’istinto nichilista con cui Crono divora i figli e, con loro, la possibile sopravvivenza della specie[2]. Quello che non è utile all’alveare, non può esserlo all’ape, sosteneva Marco Aurelio. Ma siamo sicuri di vivere in un’autentica “società”?

Quello che non è utile all’alveare, non può esserlo all’ape, sosteneva Marco Aurelio. Ma siamo sicuri di vivere in un’autentica “società”?

Di fronte a questo elemento catastrofico della pandemia di COVID-19, è assolutamente indispensabile riflettere su ciò che ci rende davvero alleati. Per iniziare questa riflessione proporremo degli esempi. E li proporremo a partire da una profonda convinzione: la natura dell’uomo è, indefettibilmente, la natura di Κρόνος. Ma la convivenza degli uomini, la loro alleanza, può reggersi solo attraverso la garanzia della Legge, che si struttura attraverso il Nome del padre. La Legge – è superfluo rammentarlo – non si sovrappone certo alle varie leggi parziali che i popoli e le genti si sono dati attraverso il rimando inestinguibile e profondissimo alle credenze religiose (sarà bene rileggere con attenzione La leggenda del Grande Inquisitore e le molte altre riflessioni di Ivan Karamazov, capitolo essenziale del libro[3] nel quale il rimando a Κρόνος, al parricidio e alla fraternità è assolutamente in primo piano).

Gli esempi, allora. Come ormai tutti sappiamo, il prevedibile numero di persone che un infetto da SARS-Cov-2 può a sua volta infettare in una popolazione suscettibile (l’indice è detto R0), almeno in questa fase della pandemia, oscilla, secondo i diversi epidemiologi, tra 2.0 e 6.47[4]. Perché una epidemia tenda ad estinguersi, occorre che il R0 sia inferiore a 1.0.

Ma quali sono le persone che tendono maggiormente a infettare? Lasciamo perdere l’Italia, dove gli eroici operatori sanitari stanno affrontando un dinosauro con delle forchette spuntate, infettandosi drammaticamente e diffondendo il contagio. In una vera società civile, invece, nella quale gli operatori sanitari esposti sono adeguatamente protetti, coloro che diffondono maggiormente il contagio sono i bambini e i giovani, che anche quando si infettano rimangono in genere asintomatici o paucisintomatici. Fra l’altro la COVID-19 è una malattia insidiosa e comincia talora con sintomi subdoli. Dovrebbero perciò essere i giovani a mostrare una particolare avvedutezza nel limitare il contagio: proteggersi sempre con Dispositivi di Protezione Individuale (DPI), non spostarsi se non in caso di necessità, non avvicinarsi a familiari anziani, evitare occasioni di moltiplicazione del contagio. Chi non si comporta così, è un pericolosissimo “untore”.

Ma passiamo agli esempi. Abbiamo la fortuna di avere una casa che ci consente di andare a fare brevi passeggiate in campagna, in luoghi non distanti dall’abitazione. Lo facciamo indossando mascherine FFP2 (ce le siamo procurate il mese scorso; essendo medici ce le siamo potute procurare dal nostro… carrozziere, che ovviamente ci vuole bene ma ci irrideva), occhiali protettivi e guanti in lattice. Quando siamo andati a camminare, ci è capitato di incrociare giovani runners impegnati nella loro irrinunciabile corsa (anche ciclistica). Impegnatissimi giovani sbuffanti, locomotive spavalde in piena fase di espansione del droplet negli spazi circostanti. Questi eroici podisti corrono in genere sulla destra della strada (quelle a doppio transito veicolare, lungo le quali i pedoni dovrebbero invece procedere per legge lungo il margine sinistro della carreggiata) e ti vengono incontro minacciosamente. In diversi, passandoci accanto mentre cercavamo in ogni modo di stare lontani da loro, ci hanno irrisi offensivamente: «Paura, eh!» … «Psicosi da virus!»

Anche un bambino capirebbe che è la loro paura di vivere e di amare a condizionarne il comportamento, ma quello che dà nell’occhio è che una società non proibisca loro questa espressione di cinica aggressività. Qualche giorno or sono, assieme a un’altra collega medico, siamo stati insultati e abbiamo corso il rischio di essere aggrediti quando abbiamo civilmente redarguito un ciclista che, per acquistare degli alimenti, aveva portato nel negozio la sua bicicletta!

Quello che dà nell’occhio è che una società non proibisca loro questa espressione di cinica aggressività

Ma qual è la strategia dell’untore? Intanto è proprio quella della distruzione del limite sociale su cui si strutturano l’amicizia, la πόλις e l’ἔρως. C’è odore di morte in quella trasgressione distruttiva che induce ad irridere l’altrui fragilità. La complicità nel male e con il male è proprio ciò che si oppone alla fraternità, alla complicità nel bene e alla conservazione della specie.

Certo che occorre invertire la marcia rispetto a quell’andamento nichilista che caratterizza da molto tempo la nostra società. Un narcisismo pieno di perversione, oltre che di millantata competenza del tutto vuota di contenuti e di meriti, appesta la società attuale.

La complicità nel male e con il male è proprio ciò che si oppone alla fraternità, alla complicità nel bene e alla conservazione della specie. Certo che occorre invertire la marcia rispetto a quell’andamento nichilista che caratterizza da molto tempo la nostra società

Guardiamo un altro esempio della strategia dell’”untore”.

Riconoscendo i “volti” dei protagonisti sapremo a quale gradino della scala ontologica collocare i loro interventi contagiosi. Dalla fine dello scorso febbraio, la Federazione Italiana degli Ordini dei Medici (FNOMCEO) aveva già invitato tutti i medici ad aggiornarsi sulla grave pandemia di COVID-19. Sulla piattaforma di formazione a distanza (FADInMed) è stato diffuso un dossier[5] che segnalava, già allora, la gravità della pandemia.

Eppure, su tutti i canali televisivi, nonostante le persone (soprattutto quelle fragili: per età, malattie pregresse e occupazione professionale) morissero già in quantità strabiliante, taluni incompetenti opinion makers diffondevano messaggi rassicuranti. Cominciamo dai sedicenti esperti virologi e/o epidemiologi. Si potrà mai pensare di lasciare in servizio attivo, a rivestire posti di così grande responsabilità istituzionale, esperti che fino a pochi giorni or sono hanno continuato a diffondere, con toni supponenti, errate notizie rassicuranti? Notizie che potrebbero avere generato una quantità impressionante di morti? È mai possibile che si possa ancora lasciare parlare sull’argomento, su canali televisivi con amplissima audience o anche soltanto sulla propria pagina Facebook poi largamente diffusa sul web, personalità che, anche il 10 marzo 2020, quando già la COVID-19 mieteva centinaia di vittime in Italia, si permettevano di incitare la gente ad andare tranquillamente in giro, poiché nulla gli sarebbe successo? E parlamentari che, mentre la gravissima malattia si diffondeva già a macchia d’olio, criticavano come eccessive le poche, insufficienti e inappropriate misure governative?

Trovando “untori” giornalisti che spavaldamente davano eco a tali atteggiamenti, minimizzando la pericolosità della pandemia ancora fino a una decina di giorni or sono, quando si era già nel pieno della moltiplicazione dei casi di COVID-19 in Italia (e nel mondo).

Che si corra il pericolo di essere cinici, con certi atteggiamenti, è testimoniato, più che dagli argomenti, dalle parole che vengono usate. Marco Travaglio ad esempio, pochi giorni addietro, ha criticato le proposte avanzate da taluni per contenere gli effetti disastrosi che l’attuale gestione della pandemia in Italia rischia di produrre nelle carceri del Paese[6]. Egli ha sostenuto che tenere in carcere tutti i detenuti era molto meglio – addirittura per la loro salute – che mandarne fuori anche solo taluni, persino agli arresti domiciliari. Anzi, non soltanto per il benessere dei detenuti era «meglio [che stessero] dentro», ma persino per il benessere dei loro familiari: «anche dal punto di vista logico, è contraddittorio chiudere in casa chi sta fuori e mandare fuori chi è già chiuso dentro, col rischio che fuori si becchi quel virus che non si era beccato dentro. O con l’effetto collaterale di far scontare la pena a moglie e figli che si erano finalmente liberati di lui»[7].

Quando si è spietati, si è spietati con il singolo e con la società. Il fatto è che gli “untori”, proprio per la loro intrinseca natura, così come non sono in grado di comprendere gli altri che sbagliano (le parole del Nuovo Testamento sono illuminanti in proposito: «Chi è senza peccato scagli la prima pietra»), nemmeno sono capaci di riconoscere i propri errori. Anche quando, usando i loro argomenti illogici, poiché si sono almeno resi responsabili di reati colposi o preterintenzionali facilitando la diffusione del contagio attraverso la diffusione di notizie errate, una piccola pena detentiva, specie in questo periodo, non sarebbe del tutto inopportuno che la scontassero.

Quando si è spietati, si è spietati con il singolo e con la società

Ecco perché abbiamo bisogno di persone serie e competenti, come ci pare che sia il Prof. Massimo Galli, dell’Ospedale Sacco di Milano. Galli, che volentieri riconosciamo come Collega e che lavora mettendo a rischio la sua vita, pochi giorni or sono, in una trasmissione radio-televisiva ad altissima audience, ha molto onestamente ammesso di avere sottovalutato la pandemia almeno fino al 20 febbraio scorso[8]. Solo le persone intelligenti e moralmente oneste riconoscono i loro errori.

 

_____________________________________

[1] Si veda, ad esempio, Siamo sicuri che la specie umana sopravviverà per sempre?, in questo blog, 18 marzo 2020, nel quale si può vedere una conferenza di Preethaji dal titolo: Why the Coronavirus Outbreak Preethaji?

[2] W. Bion, uno dei padri della psicoanalisi, lavorando in mezzo alle truppe britanniche durante la seconda guerra mondiale, aveva un monito che poneva in forma interrogativa: «se non sai essere amico degli amici, come puoi essere nemico dei nemici?».

[3] Ci riferiamo ovviamente a I fratelli Karamazov, di Fëdor Dostoevskij.

[4] Di D. Wu et al, The SARS-Cov-2 outbreak: what we know, in International Journal of Infectious Diseases, 12 marzo, 2020. I dati sullo R0 (R zero o R nought; numero di riproduzione di base, basic reproductive number,) del SARS-Cov-2 li abbiamo tratti dall’articolo di cui alla nota precedente. Lo R0 rappresenta il numero medio di infezioni secondarie determinate da ciascun individuo infetto in una popolazione completamente suscettibile a un nuovo patogeno e misura la trasmissibilità potenziale di una malattia infettiva. Quanto maggiore è il valore di R0, tanto più elevato è il rischio di diffusione dell’epidemia. Per esempio, un R0 pari a 2 significa che in media un singolo malato infetterà due persone; un R0 inferiore a 1 significa che l’epidemia può essere contenuta.

[5] Il dossier conteneva fra l’altro notizie inesatte, ma già molto allarmanti. Il 12 marzo, dopo la morte del Dr. Roberto Stella a causa della COVID-19, è stato messo in rete un dossier più aggiornato e con minori imprecisioni. Già nel primo dossier della fine di febbraio, comunque, si parlava chiaramente di pandemia (e come non farlo, a prescindere dalle falsità della WHO/OMS!) e si segnalava la gravità dello stato di emergenza internazionale.

[6] Noi, che non siamo mai stati favorevoli a soluzioni “indiscriminate” come gli indulti o le amnistie, che non siamo schierati dalla parte dei no prison, considerando la gravissima emergenza del Paese, che è prevedibile possa determinare ripercussioni pesanti sui penitenziari, abbiamo proposto manovre di aggiustamento e di attenzione che cerchino di attenuare queste eventuali ripercussioni. M. Iannucci, G. Brandi, #sonogarantistaallevongole, in Ristretti Orizzonti, 23 marzo 2020.

[7] M. Travaglio, Meglio dentro, ne Il Fatto Quotidiano, 20 marzo 2020, ripubblicato anche da Ristretti Orizzonti nella stessa data.

[8] Si consulti, in proposito, I. Artiaco, Coronavirus, mea culpa di Galli (Sacco): “Ho sbagliato, il virus circola da gennaio in Lombardia”, in Fanpage.it, 20 marzo 2020.

Scrivi un commento