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«Sappiamo quanto sia devastante l’impatto dell’isolamento a lungo termine. È qualcosa che si pone ai limiti del buon senso. Ecco perché i sistemi penitenziari più rigidi e i regimi basati sulla tortura fanno abitualmente ricorso all’isolamento come forma di punizione severa. E perché nessuno di noi tollererebbe mai che una persona cara, come un genitore o un figlio, rimanesse rinchiuso, da solo, in una microscopica stanza bagno per giorni; figuriamoci per anni. O per decenni»[1].

 

 

[1] «We know the impact of long-term isolation is devastating. This borders on common sense. It’s why harsh prison systems and torture regimes routinely use solitary as a form of severe punishment. And why none of us would tolerate having a loved one, like a parent or a child, locked alone in a small bathroom for days, let alone years. Or decades».

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Il problema dell’isolamento sociale come conseguenza delle condizioni di detenzione in carcere è stato affrontato ampiamente anche dal punto di vista scientifico.

Per un approfondimento sui danni subiti dalla mente umana a causa dell’isolamento coatto, secondo le recenti acquisizioni neuroscientifiche, leggi la riflessione di Antonio CerasaSolo con la mia mentepubblicata sulla Rivista DPU il 25 maggio 2019.

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